Quest’uomo si chiamava Mario Borsa, è stato un grande giornalista, fervente antifascista, figlio di contadini del Lodigiano, ed ha diretto il Corriere della Sera subito dopo la Liberazione, in momenti difficili per l’Italia che cercava di rialzare la testa.
Non è che, al giorno d’oggi, certi soggetti, nelle redazioni, al servizio di altre entità, non ci siano, ma questo è un altro discorso.
Borsa arrivò, si legge nella bellissima storia del Corriere scritta da Glauco Licata, e consegnò al proto, una figura ormai praticamente scomparsa nell’era delle tecnologie, il suo editoriale, poche righe che rilette a distanza di oltre sessant’anni, hanno ancora una freschezza e un’attualità incredibili.
Ho pensato, pertanto, proprio oggi, in una giornata particolare, di riproporla ai miei affezionati lettori, con la speranza che anche i giovani che si affacciano alla professione giornalistica (da commissario d’esami l’ho fatto spesso) la leggano e ne traggano insegnamento.
” Dite sempre quello che è bene e che vi par tale, anche se questo bene non va precisamente a genio ai vostri amici.
Dite sempre quello che è giusto, anche se ne va della vostra posizione, della vostra quiete, della vostra vita.
Siate dunque indipendenti e inchinatevi solo davanti alla libertà, ricordandovi che prima d’essere un diritto, la libertà è un dovere”.

Gentile dottore, sono Enzo Romeo e in un momento di pausa dal lavoro, sto consultando Sussurri e Grida. Leggo la storia di Borsa e rimango folgorato. Ha ragione: molti di noi non sanno chi sia stato questo galantuomo. Eppure la storia del giornalismo, per dovere se non per piacere, tutti dovremmo conoscerla. Per fortuna c'è Lei che colma le nostre lacune. Saluti affettuosi, Enzo Romeo
"Mi piace""Mi piace"