E’ ANCORA DI GRANDE ATTUALITA’ LA LEZIONE DI MARIO BORSA

La faccia di questo signore, raffigurata in alto a sinistra, la classica figura del gentiluomo di stampo ottocentesco, non dirà certamente nulla ai giovani delle nuove generazioni, anche a giornalisti che questo mestiere l’hanno iniziato negli anni quando il ricordo della guerra e del terribile dopoguerra era ormai lontano.
Quest’uomo si chiamava Mario Borsa, è stato un grande giornalista, fervente antifascista, figlio di contadini del Lodigiano, ed ha diretto il Corriere della Sera subito dopo la Liberazione, in momenti difficili per l’Italia che cercava di rialzare la testa.
In questi giorni di grande dibattito nella nostra categoria e non solo, per via della cosiddetta legge bavaglio, mentre le fonti d’informazione si spengono per protesta, mi è tornato più volte alla mente Mario Borsa che, nei testi di storia del giornalismo viene ricordato come colui che da fine letterato, antifascista punito dal regime persino col carcere, non infierì su quei colleghi che al Corriere, per anni, avevano lavorato agli ordini del famigerato Minculpop o, peggio, dell’Ovra, autentiche spie di redazione.
Non è che, al giorno d’oggi, certi soggetti, nelle redazioni, al servizio di altre entità, non ci siano, ma questo è un altro discorso.
Borsa arrivò, si legge nella bellissima storia del Corriere scritta da Glauco Licata, e consegnò al proto, una figura ormai praticamente scomparsa nell’era delle tecnologie, il suo editoriale, poche righe che rilette a distanza di oltre sessant’anni, hanno ancora una freschezza e un’attualità incredibili.
Ho pensato, pertanto, proprio oggi, in una giornata particolare, di riproporla ai miei affezionati lettori, con la speranza che anche i giovani che si affacciano alla professione giornalistica (da commissario d’esami l’ho fatto spesso) la leggano e ne traggano insegnamento.

” Dite sempre quello che è bene e che vi par tale, anche se questo bene non va precisamente a genio ai vostri amici.
Dite sempre quello che è giusto, anche se ne va della vostra posizione, della vostra quiete, della vostra vita.
Siate dunque indipendenti e inchinatevi solo davanti alla libertà, ricordandovi che prima d’essere un diritto, la libertà è un dovere”.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

Una opinione su "E’ ANCORA DI GRANDE ATTUALITA’ LA LEZIONE DI MARIO BORSA"

  1. Gentile dottore, sono Enzo Romeo e in un momento di pausa dal lavoro, sto consultando Sussurri e Grida. Leggo la storia di Borsa e rimango folgorato. Ha ragione: molti di noi non sanno chi sia stato questo galantuomo. Eppure la storia del giornalismo, per dovere se non per piacere, tutti dovremmo conoscerla. Per fortuna c'è Lei che colma le nostre lacune. Saluti affettuosi, Enzo Romeo

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