Un calendario con le pagine che parlano al cuore

Ormai è diventata, e sono tanti anni, una piacevole consuetudine. Puntuale, ti arriva la telefonata di un amico, calabrese emigrato a Roma, che a bordo della sua bicicletta, mi raggiunge al solito bar che chi mi frequenta riconosce ormai come il mio “ufficio”, luogo di incontri conviviali, momenti di confronto tra colleghi.

Vincenzo Capozza, in arte Enzo, è magistrato di lungo corso, giunto ai gradi alti della carriera, protagonista di processi dei quali la gente legge sui giornali, segue le vicende in tv, l’ultimo dei quali quello per la morte di Stefano Cucchi, avvenuta mentre era sotto la protezione dello Stato, fermato per sospetto traffico di droga. Ma con Enzo non parliamo di processi, di cose tristi, sfogliamo il “suo” calendario, corredato dalle foto che egli stesso scatta durante il suo peregrinare sulle due ruote, alla scoperta di angoli suggestivi della Capitale.

Il calendario nasce da un momento di dolore, la perdita d’una persona cara, la figlia tanto amata cui questa sua iniziativa è dedicata. E così, anno dopo anno, amici, colleghi del palazzo di giustizia, quelli che ormai lo hanno inserito tra le cose che piace ricevere, arriva il calendario di Enzo Capozza. Ho avuto la fortuna di conoscerlo personalmente qualche anno fa quando entrambi facemmo parte d’una commissione all’Ordine nazionale dei giornalisti. E’ nata una sincera amicizia, fatta di pochi incontri, di qualche telefonata, scambi di messaggi augurali, l’appuntamento, ad inizio anno, per la consegna del calendario che migliora nella veste grafica, nella scelta delle fotografie, nelle didascalie che sono, di volta in volta, citazioni di scrittori, poeti, filosofi, semplici cittadini, frasi talvolta semplici che riescono a toccare il cuore di chi lo sfoglia e, come me, lo custodisce anche quando viene sostituito dal nuovo.

Enzo è d’accordo con Thoreau che gli alberi hanno un cuore e condivide il pensiero di Lamartine che sostiene: “se a un uomo venisse concessa la possibilità di un unico sguardo sul mondo è Istanbul che dovrebbe guardare”.

Quando è in preda al pessimismo, Enzo ha un rimedio, guardare una rosa. Ormai tutti coloro i quali hanno la fortuna di ricevere in dono il calendario di Enzo Capozza, magistrato per mestiere, scrittore e fotografo per passione lo aspettano con ansia. Da quelle pagine si può trarre ispirazione per il quotidiano, il vivere frenetico nella grande città che, io e lui, ci ha accolti e che, grazie a Dio , ci ha fatti incontrare.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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