BUON 2012, MA ADESSO NON CI RESTA CHE AGGRAPPARCI ALLA SPERANZA



Uno dei tanti poveri che vivono in strada
L’anno appena iniziato s’apre nel segno dell’incertezza, gli italiani cercano di disegnare il loro futuro e s’aggrappano alla speranza, altro da fare non c’è. Abbiamo sentito le parole, quasi fosse un sermone in chiesa, del presidente Monti e ognuno di noi ha pregato che la ricetta studiata dal Governo dei tecnici, o dei professori, riesca a far guarire il Paese da una crisi che pare irreversibile.
C’è ormai un’Italia a due facce: quella dei vecchi e dei nuovi poveri, basta andare in giro per accorgersene, anche nelle cosiddette città d’arte, col turismo che aiuta a sopravvivere; c’è poi un’Italia del lusso sfrenato, delle auto da trecentomila euro, degli yacht, delle crociere intorno al mondo, quattro mesi da sogno, alla faccia dello spread, tanto i soldi sono al siicuro da qualche parte.
Una vecchietta in un bar di Roma vuol prendere un caffè, qui costa “ancora” 80 centesimi, ma lei ne ha solo 50, il cameriere prende dalle mance (sono calate anche quelle) la differenza e mette lo zucchero nella tazzina.
Anziani costretti a rubacchiare qualcosa nei supermercati, dove i banconi per fortuna sono ancora stracolmi di merce, ma anche questo settore lamenta cali di consumi preoccupanti. La situazione è questa, non si vede come in breve tempo possa esserci quella svolta, dopo la “discontinuità” (che brutta parola, usata spesso a sproposito) che ha portato al cambio della guardia a palazzo Chigi. Giorgio Napolitano, come un classico nonno italiano che parla ai nipoti, ha fatto un discorso dai toni severi, ma non ha voluto più di tanto allarmare il popolo che s’appresta a vivere un mese di gennaio assai difficile.
C’è poco da discutere: questi sacrifici che a tutti (o quasi) vengono chiesti potrebbero non bastare per rimettere in rotta la sconquassata navicella italica, e allora sarebbero guai, ma, ottimista fino in fondo come sono, credo che l’Italia potrà rialzare la testa e di quanto pagheremo oggi noi potrebbero beneficiare i nostri figli e nipoti.
Il 2011 ci ha lasciato senza tanti rimpianti, sembra l’altro ieri quando salutavamo l’ingresso nel nuovo secolo: chi ha fatto largo uso di botti, nonostante i divieti e il ripetersi di un rito stupido, va anche giustificato, come quel napoletano che, gettando dalla finestra un utensile, ha esclamato, rivolgendosi al nascente 2012: “Chist è cchiù fetente e chillu”. Sarà una profezia esatta? Spero proprio di no.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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