LA MOSTRA DI ROSARIO CANANZI, QUANDO LA FOTO DIVENTA POESIA

Torno a Reggio dopo più di quattro mesi e trovo una gradita sorpresa. Il caro amico e compagno di lavoro per tanti anni, Rosario Cananzi, mette in mostra i suoi “gioielli”, perchè tali possono essere sicuramente definite le foto che, nell’atrio delle Poste centrali, in via Miraglia, possono essere ammirate, ancora per qualche giorno.

Il buon Rosario non mi aveva avvertito di questa sua iniziativa, che ha avuto l’appoggio del nuovo assessore provinciale alla cultura, Lamberti Castronuovo: persona di poche parole, pur essendo uno dei migliori fotoreporter italiani, collaboratore di importanti testate, è uscito una volta tanto dal riserbo ed ha offerto ai reggini la possibilità di ammirare rari esempi di arte fotografica.
Cananzi non getta in pasto al pubblico le foto di cronaca, quelle che da decenni riempiono le pagine dei giornali in una città che ha vissuto gli anni drammatici della rivolta per il capoluogo e le sanguinose guerre di mafia con centinaia di assassinati. 
I fiori e gli insetti, sono gli aspetti della natura che Rosario ama, una passione che lo porta a fissare con l’obiettivo tutto quanto lo colpisce nelle quotidiane “escursioni” tra un servizio e l’altro per il giornale cui ha dato il suo prezioso contributo, certamente non adeguatamente ricompensato, come avrebbe meritato.  
Non potevo “festeggiare” meglio il mio rientro in città dopo mesi d’impegni romani: il successo che la mostra di Rosario Cananzi ha ottenuto è la dimostrazione di quanto la gente, gli amanti della fotografia artistica e non solo, sentano il bisogno di questo genere d’iniziative. Certo, ci sono anche i fotografi delle nuove generazioni, quelli che il compianto Ninì Cuzzola, altro grande reporter della Rollei, come erano definiti lui e un altro indimenticabile personaggio, Lello Spinelli, classificavano, forse un pò in maniera dispregiativa, gli “scattini”.
Questi ultimi, erano anche loro fotografi, ma si guadagnavano da vivere immortalando le coppiette alla villa comunale o i bambini vestiti per Carnevale, scattavano e basta, a sviluppare e stampare ci pensavano altri. Quanto sono lontani quei tempi, se si pensa che, adesso, ci sono i fotografi personali, che fanno un pò di tutto, dalla guardia del corpo all’autista, a spese del contribuente.
Consiglio agli amici lettori di andare a dare uno sguardo alla mostra di Rosario Cananzi, ne vale davvero la pena.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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