DELITTO IN VIA DE NAVA: TORNA IN SCENA LA MORTE, MA LA GENTE NON REAGISCE

Giuseppe Sorgonà, il giovane assassinato
Via De Nava, una delle porte della città, i reggini con qualche anno sulle spalle ricordano quando veniva chiamata Via Romana, larga e diritta, che congiunge due piazze. Conosco molto bene la zona, per anni l’ho percorsa a piedi, in bicicletta, in motorino, oltre che in auto, per andare in redazione, prima al Giornale di Calabria, che si trovava all’inizio del Corso Garibaldi, poi proprio su via De Nava, sede reggina di Gazzetta del Sud.
L’altra sera, perciò, appena sul teleschermo sono apparse le prime immagini, ho riconosciuto il posto, nella mente sono riapparse tante scene simili, gli anni delle due sanguinose guerre di mafia, con i morti a centinaia, quante notti passate accanto agli uomini di polizia e carabinieri.
Sono poche le considerazioni che mi sento di fare, a freddo, e senza ovviamente essere in possesso di quelle informazioni che i cronisti d’un tempo andavano a raccogliersi da soli, scarpinando per ore nei quartieri, sentendo parenti e amici delle vittime, in poco tempo ti facevi un tuo quadro della situazione e spesso c’azzeccavi.
Le cosche, ormai da anni, hanno siglato un armistizio che tuttora resiste, nonostante la maggior parte di coloro che lo siglarono o sono morti o sono in galera, le giovani leve premono, gli affari milionari si continuano a fare, il “giro” delle estorsioni, nonostante la pressione investigativa e repressiva, è ancora assai remunerativo.
Giuseppe Sorgonà è una vittima di mafia, o è stato ucciso per altri motivi, da qualcuno che con la ‘ndrangheta in qualche modo deve avere da fare, se ha utilizzato sicari professionisti, sicuramente non alla loro prima esperienza criminale?
Reggio torna a rivedere momenti di terrore e sangue, in mezzo alla gente che si gusta gli ultimi spezzoni delle vacanze natalizie, non sembra inverno, l’aria è festosa, tranquilla. Ma c’è chi a tutto questo non pensa, non si cura neppure della presenza d’un bimbetto che, per sua fortuna, dimenticherà in fretta ciò che i suoi occhietti hanno visto, squarci di fuoco nel buio e urla disperate. Quello che più colpisce, di fronte ad un delitto di tale efferatezza, è l’indifferenza, quasi la rassegnazione di fronte a un evento così sconvolgente e, al di là, di qualche insipido e scontato commento, le pagine dei giornali raccontano in maniera quasi burocratica, come un verbale, quello che è successo sotto gli occhi di decine e decine di persone.
Non ci resta che sperare d’aver fatto un brutto sogno e che il passato non ritorni, il buio non calerà ancora su Reggio. 

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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