CAPODANNO 2011, IN BARBA AGLI APPELLI SI E’ RIPETUTO IL RITO DELLA STUPIDITA’

Pericolosissimi botti sequestrati, ma non è bastato
L’anno vecchio se n’è andato lasciandosi dietro una scia di ricordi, di rimpianti, promesse e speranze, tra tappi che saltano e piazze affollate per i concerti, ristoranti pieni nonostante la crisi, mentre, in barba agli  appelli, i numerosi sequestri di tonnellate di materiale esplodente pericoloso, gli inviti alla prudenza, si è ripetuto, con conseguenze a volte tragiche, il rito della stupidità.
Si è usato di tutto, dalle armi da fuoco ad ordigni veri e propri, pur di “festeggiare” la nascita del secondo decennio del secondo millennio, domani le cronache dei giornali saranno piene di resoconti purtroppo non positivi. Ci saranno i momenti lieti riservati ai primi nati,  ai tuffi in mare propiziatori, ma a farla da padrona sarà la nera, con il gran lavoro al pronto soccorso degli ospedali, l’impegno dei vigili del fuoco e, purtroppo, anche l’intervento delle forze di polizia e del magistrato laddove qualcuno ha esagerato, trasformando la festa in tragedia.
E’ il momento dei buoni propositi e degli auguri che ognuno di noi fa, sperando di portar bene a chi li riceve, ma guardandosi indietro, ai dodici mesi appena trascorsi, si ricorda che ben poco è mutato. Certamente, il Paese non attraversa una fase positiva, sia per la crisi economica che per le continue fibrillazioni della politica, col Governo costantemente in bilico e lo spettro di elezioni anticipate di cui nessuno sente davvero il bisogno.
Poi, se guardiamo attorno a noi, nella nostra regione e nella città di Reggio in particolare, c’è poco da stare allegri, al di là dei discorsi ottimistici fatti dai soliti politici che hanno un solo obiettivo, quello di restare un altro anno comodamente assisi sulle loro poltrone.
Siccome sperare non costa nulla, anche noi vogliamo augurarci che davvero questo anno che ha appena dischiuso gli occhi, porti realmente pace e benessere nelle famiglie, lavoro per i giovani, specialmente per quelli che non hanno, come si suol dire, santi in Paradiso. Guardiamo avanti con fiducia, siamo gente abituata ad aver pazienza e sopportare cristianamente le ingiustizie e le disuguaglianze sociali. Che il Signore ci protegga!.   

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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