TERREMOTO A ROMA, IL MIRACOLO DI RADIO ROCK

Pensavo di essere abituato ai terremoti, mi considero in un certo senso un esperto, vivendo quasi tutta la vita tra Calabria e Sicilia ho avuto più volte occasione di sentire la terra tremare, e ogni volta nell’animo tornare antiche paure.
A Roma non m’era mai capitato: quella di ieri notte è stata una esperienza terribile, non tanto per gli attimi di terrore vissuti, col palazzo che dondola per trenta interminabili secondi, le luci che si accendono e si spengono, urla e abbaiare di cani, poi un silenzio agghiacciante. Accendi la tv, cerchi disperatamente qualche notizia, su un canale di Sky, va in onda, ininterrottamente, il Grande Fratello 9, che riprende gli ospiti della casa sulla Tuscolana anche quando sono a letto, comprese le loro performance di natura sessuale.
Ma, oltre a sentire qualche insulsa considerazione delle tre stupide e degli altrettanto scemi partner che le fanno corona, sdraiati sui divani, nulla di nulla. Poi un’idea, la radio, ce n’è una, una sola in tutta la Capitale, che ha due ragazzi che trasmettono in diretta nonostante sia quasi l’alba, uno si chiama MarGus, lei è Loredana.
Radio Rock diventa, col passare dei minuti, il punto di riferimento, l’aggregazione via etere di centinaia di persone, che chiamano, mandano email, messaggi tramite Skype, mentre le altre emittenti, comprese le radio e tv di Stato tacciono.
Commovente la telefonata d’una anziana signora, una delle tante che nella metropoli vivono in solitudine: la radio è stanotte il suo conforto, dallo studio l’incoraggiano, le danno quell’affetto che lei desidera e si tranquillizza, poi richiama per ringraziare. E telefona anche una ragazza per annunciare che, d’ora in poi, vuole fare qualcosa per le persone anziane e sole. Radio Rock, invece di trasmettere, come fanno le altre in queste ore di tragedia, solo e soltanto musica, ha fatto il miracolo. Pian piano, la vita d’ogni giorno riprende, metro e autobus cominciano a circolare, il mondo dei pendolari si mette in movimento, MarGus e Loredana vanno a dormire, non sanno che, anche se solo per una notte, sono stati gli eroi del terremoto di Roma.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

6 pensieri riguardo “TERREMOTO A ROMA, IL MIRACOLO DI RADIO ROCK

  1. Sono un ascoltatore di RadioRock, e ho ascoltato, creo Jelena, che leggeva queste parole, credo che non si poteva usare parole migliori per spiegare quello che è successo e il giusto tributo a chi ha scelto di fare la radio come, a mio parere, debba essere fatta.. uno strumento sempre al servizio del pubblico.

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  2. Bisognerebbe che quello che ha fatto Radio Rock ( e che sta ancora facendo oggi e domani) venisse pubblicizzato, messo in luce non per la mera gloria ma per mettere in risalto la solidarietà, l\’onestà e l\’intelligenza sia dei conduttori che a quell\’ora così tarda hanno preso una decisione difficile, ma anche del direttore che li ha appoggiati in toto e ha poi messo in moto quello che doveva essere solo una raccolta di materiali per i terremotati ma che ad oggi pomeriggio è diventata un vero coordinamento di tutti i centri raccolta di Roma e Provincia.Un grazie davvero a loro.

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