E SE MANDASSIMO QUELLA SCARPA AL G 8?

Il guardalinee ha segnalato, tramite cuffia, all’arbitro e al quarto uomo che qualcosa, eravamo al minuto 39 del secondo tempo di Reggina-Fiorentina, era stata lanciata dagli spalti.
Era una scarpa, non sappiamo se sportiva o elegante, se di valore o meno, fatto sta che alla società di Foti costerà metà dell’incasso, per la verità scarso, dell’incontro, poco più di ottocento paganti.
A proposito, ma tutta quella gente che affolla la tribuna dei cosiddetti vip, paga il biglietto, o no? Salata la multa affibbiata alla Reggina per il lancio della scarpa, una cosa che sta diventando di moda, specie adesso che “Le Iene” hanno inaugurato una spassosa rubrica che prevede, appunto, il lancio di due calzature, per fortuna di spugna, durante una delle interviste al pepe di Caienna al malcapitato politico di turno.
Ci si chiede a chi fosse diretta la scarpa finita nel referto dell’arbitro Bergonzi: a lui stesso, al segnalinee, alla panchina amaranto per contestare i cambi di Orlandi, forse non lo sapremo mai, a meno che il protagonista del gesto, non decida di rompere il silenzio. Ma non crediamo che lo farà, Foti è capace di chiedergli di pagare lui la multa, cornuto, mazziato, e con una scarpa in meno.
A questo punto, dobbiamo augurarci che l’esempio non venga seguito e che la contestazione nei confronti di Foti, Martino e compagnia bella (ma Bigon jr., che fine ha fatto?) assuma toni più aspri, facendo felici i rivenditori di calzature in questo momento di crisi per il commercio. Se invece delle scarpe, in campo, dovessero decidere di lanciare cappelli, sciarpe, o qualche altro capo d’abbigliamento, Foti finirebbe col guadagnarci.
Ma la scarpa puntualmente segnalata dalla quaterna arbitrale, che fine ha fatto?. Bergonzi e soci se la sono portata dietro, come reperto, destinato a finire negli uffici della Lega, o l’avranno affidata in custodia a qualcuno delle forze dell’ordine? Certo, un valore ce l’ha, quasi otto milioni di vecchie lire. E se la mandassimo assieme ai Bronzi in mostra al G8? Gli Usa potrebbero ricambiare con le due scarpacce schivate da Bush con grande agilità. Ma questo è compito dell’assessoressa ai grandi e piccoli eventi, ed anche a quelli inutili.
L’ignoto lanciatore credo debba sentirsi come l’eroico Enrico Toti che gettò le stampelle contro il nemico, ma di lui la storia non si occuperà.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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