LA STORIA "SCONOSCIUTA" DI CHRISTIAN PUGGIONI

A sentire i rappresentanti della Fieg, la Federazione degli editori, si prospetta un’estate assai difficile, molte aziende, a sentir loro, sarebbero sull’orlo della chiusura, per i giornalisti, oltre ai prepensionamenti, che sono, dopo tutto, il male minore, si prospettano tagli e blocco delle assunzioni.
Poche le speranze, per i giovani colleghi che affollano le sessioni d’esame all’Ordine nazionale, di trovare posto nelle redazioni. Ma, mi chiedo, da addetto ai lavori, ancorchè felicemente pensionato e, grazie all’Inpgi, al riparo dalla mannaia degli editori e degli umori dei direttori, è tutta colpa dei giornalisti se la gente si allontana dalla carta stampata e le vendite, salvo rari casi, sono in continuo calo?.
Credo proprio che le responsabilità vadano divise a metà tra chi i giornali li edita, i cosiddetti padroni del vapore, per usare un linguaggio tanto caro al sindacalismo d’annata, e chi li fa, cioè il corpo redazionale.
Basta dare un’occhiata alle pagine sportive dei quotidiani che vengono pubblicati in Calabria (uno d’importazione, tre prodotti in loco) per rendersi conto che l’omologazione, l’appiattimento, sono ingredienti base per un prodotto incolore e insapore. Intanto, tutti devono, per decisione dei vari addetti stampa dei quali ogni società ormai è dotata, pubblicare la rituale intervista al giocatore scelto, non dagli operatori dell’informazione, e, una volta la settimana, all’allenatore. Poi, qualche riga sugli allenamenti, quasi sempre a porte chiuse, per cui buonanotte al secchio e al tanto invocato pluralismo dell’informazione.
Ma c’è qualche giornale, per fortuna, che esce ogni tanto dal coro, o almeno si sforza di farlo, come il Corriere della Sera che ha raccontato la storia di Christian Puggioni, l’attuale portiere della Reggina, cosa del tutto sconosciuta alle “firme” dei giornali locali, che magari l’avranno pure saputa, ma si sono ben guardati dal raccontarla, impegnati come sono in attività collaterali, c’è chi insegna, o almeno è pagato per farlo, chi procaccia pubblicità, chi si gode la pensione, chi vive di luce riflessa essendo figlio d’arte.
Ogni giorno la solita melassa, le solite elucubrazioni spacciate per riflessioni tecniche infarcite di banalità, poi gli editori si lamentano che le vendite scendono. Quando una squadra va male, l’allenatore è il primo a pagare, nei giornali, almeno qui da noi, non succede, anzi, più sbagliano, più vengono ricompensati, magari con una promozione.
La vicenda umana e professionale di Puggioni, così ben raccontata da Paolo Tomaselli, è un esempio di giornalismo diverso nel grigiore d’una quotidianità al sapore di camomilla, guai a disturbare il manovratore.
Puggioni ha financo pagato di tasca sua per trovarsi una squadra, qualche giornalista sportivo dovrebbe pagare lui per esibirsi nelle dissertazioni con le quali affligge i poveri lettori. Alla prossima.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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