VITALONE, LE MENZOGNE POSSONO ESSERE MORTALI

Ho conosciuto Claudio Vitalone, magistrato romano di origine calabrese, qualche anno fa in occasione d’una serata conviviale. A presentarmelo fu un suo cugino, Bruno Vitalone, di Palizzi, un tipo un po’ guascone ma simpatico, amante della bella vita, che solo in età matura s’era deciso ad abbandonare le velleità giornalistiche per andare a lavorare, grazie alle sue entrature democristiane, in un ministero.
Bruno era solito passare dal giornale, portava spesso qualche notizia proveniente dal sottobosco politico, allora il gossip non trovava spazio, i cosiddetti retroscenisti non esistevano, l’informazione era abbastanza paludata, il mio giornale, poi, era decisamente schierato dalla parte di chi in quel momento governava.
Claudio Vitalone era già allora un magistrato abbastanza noto nella Capitale, ed ancor di più lo era il fratello Vilfredo, avvocato, coinvolto anche lui, come sarebbe accaduto anni dopo al germano togato, in qualche pasticcio giudiziario.
La sua notorietà era dovuta al fatto di essere nella ristretta cerchia degli amici di Giulio Andreotti, degli abituali frequentatori dell’ufficio privato del Divo, a San Lorenzo in Lucina, assieme ai vari Franco Evangelisti (il famoso “a ‘Fra, che te serve?” immortalato da Paolo Guzzanti in una memorabile intervista su Repubblica) Giuseppe Ciarrapico, vari cardinali, manager di Stato.
E grazie ad Andreotti, Claudio Vitalone, uno dei tanti “emigrati di lusso” a Roma, era approdato alla politica, a palazzo Madama, prima che una donna già appartenente alla famigerata banda della Magliana lo coinvolgesse nella brutta storia dell’omicidio di Mino Pecorelli. Vitalone era uscito da questa vicenda, ma ne era rimasto segnato nel fisico e, a soli 72 anni, la morte gli ha presentato il conto.
Personaggio discusso, che sapeva comunque muoversi con abilità in quel palazzaccio di Roma chiamato il porto delle nebbie, ma chi lo conosceva bene non esita a lodarne le qualità umane, di persona sempre pronta a dare una mano a chi avesse bisogno, specialmente se era della sua terra, la Calabria che non ha mai smesso d’amare.
Accuse incredibili, mesi e anni trascorsi nelle aule di giustizia, ma dall’altra parte, a difendersi, osservato dalla gabbia da quei mafiosi che spesso aveva fatto condannare. Nella bella autobiografia di Giulio Andreotti scritta da Massimo Franco, c’è una foto di Claudio Vitalone, a Perugia, seduto assieme ad Andreotti, mentre accanto passa, ammanettato, il boss Pippo Calò che li guarda di sottecchi, quasi non volesse farsi notare dalle guardie.
Saranno in tanti, adesso che Claudio Vitalone è morto, a dimenticare quanto di malvagio gli avevano rovesciato addosso, nel momento della bufera, ma è la vita. Quando arriva la fine, tutto si annulla e risolve, per sempre.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

Una opinione su "VITALONE, LE MENZOGNE POSSONO ESSERE MORTALI"

  1. Egregio Dottore, mi è piaciuto molto il suo post.Ho conosciuto Claudio Vitalone quando ero piccolo e ricordo la sua passione per la pesca e la sua famiglia molto unita. Ho scritto anche io un post con considerazioni simili a quanto da Lei correttamente osservato. Vivo e lavoro a Roma occupandomi di tutela delle vittime di estorsione ed usura bancaria. Ho conosciuto anche io, purtroppo, nella mia famiglia, cosa sia la malagiustizia e la casta di cui pochi osano parlare, ossia, quella dei giudici. Mi farebbe molto piacere se visitasse il mio blog \”per la difesa dei diritti civili\” di cui mi permetto di indicarLe l\’indirizzo http://www.robertodinapoli.it (potrà leggere qui le vicende paradossali e le sofferenze patite) oltre al link del post su Vitalone (\”E\’morta un\’altra vittima dei \”processi facili\” e della malagiustizia) http://www.robertodinapoli.splinder.com/post/19446053/Morta+un%27altra+vittima+dei+%22prCon l\’auspicio di poterLa un giorno incontrare e conoscere personalmente, Le auguro un Felice Anno Nuovo e Le porgo cordiali salutiRoberto Di Napoli

    "Mi piace"

Scrivi una risposta a Roberto Di Napoli Cancella risposta