QUEL PASTICCIACCIO BRUTTO DELL’ ALITALIA

L’aeroporto di Fiumicino, in questi giorni, somiglia più ad una bolgia dell’Inferno dantesco che ad uno scalo aereo internazionale con migliaia di passeggeri, immagini di comitive multicolori e multirazziali, insomma ciò che è sempre stato quello che ormai quasi nessuno chiama più l’aeroporto dell’Urbe.
Riuscire a raggiungere la Capitale è come vincere il Superenalotto, il malumore della gente cresce e nessuno di coloro che questa “guerra” stanno combattendo contro chi dovrebbe condurre in salvo la navicella dell’Alitalia in procinto di affondare, sembra preoccuparsi più di tanto.
Le rivoluzioni, nel nostro Paese, ed anche altrove, nessuno è riuscito a farle senza pagare un prezzo a volte pesantissimo. C’è nell’opinione pubblica, bersagliata da un’informazione h 24, la consapevolezza che lo scontro tra i piloti e le altre categorie di lavoratori autonomi che rifiutano l’accordo con la nuova società, finirà con il concludersi non senza spargimento di sangue. Questo rischio, i responsabili della “guerriglia” sindacale in corso, lo hanno calcolato?. Se non lo hanno fatto, allora dobbiamo dichiararci d’accordo con quelli che prevedono un autentico disastro per centinaia di famiglie.
Alitalia, un tempo la compagnia di bandiera per eccellenza, paga i ritardi, gli errori, le sottovalutazioni di chi, in questi anni, con un Governo o con l’altro, ha fatto finta di non accorgersi di quanto stava accadendo. Se, anche faticosamente, si è messa assieme una cordata che, dopo tanti tagli, promette migliaia di nuovi posti di lavoro, diamole il tempo di far….decollare il suo progetto. Gli estremismi non sempre si rivelano positivi, quando sarebbe auspicabile un sereno negoziato. Avere l’opinione pubblica e la gran parte della stampa contro, non giova all’immagine della classe dei piloti e dell’altro personale ancora ostinati nel proporre un muro contro muro con chi, ovviamente, rifiuta il confronto e punta a trattare quando, prima o poi, si romperà il fronte degli oltranzisti. E chi ci rimette in tutto questo gran casotto, se non il viaggiatore, l’utente che, su certe tratte, paga somme rilevanti per un servizio che è l’ombra di quello che, solo qualche anno fa, Alitalia assicurava.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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