QUEL METRO QUATRATO (!) LASCIATO A KAKA’

Il solito collega malizioso, ma sofferente quanto me quando la lingua italiana viene maltrattata, e perdippiù su un giornale che va in mano a tante persone, mi segnala l’ennesima impresa del solito “figlio d’arte”, promessa del giornalismo sportivo e non.
La ….vittima è il povero Nevio Orlandi che di guai ne ha già troppi, per lui tira una brutta aria. Certamente, con quella faccia triste, non fa nulla per sollevare il morale anche al cronista che, registratore alla mano, gli fa l’intervista di fine gara. Dopo una lunga introduzione che è la quarta ripetizione, in pagine diverse, del commento alla partita (provate a leggere, per credere) la domanda “piccante”, è così che si tratta il tecnico, niente salamelecchi.
Cosa è mancato alla sua squadra per ottenere un risultato positivo?
Sul primo gol, si giustifica il malcapitato Nevio, dovevamo essere più attenti, sul secondo è stata una magia di Kakà che ha consentito al Milan di passare nuovamente in vantaggio. E’ un fuoriclasse (per chi non lo sapesse) e quando gli lasci un metro QUATRATO non ti perdona.
Ma questo è niente, Orlandi viene invitato a dare un giudizio sull’operato dell’arbitro Saccani. Questa è la risposta così come riportata dal giornale che ospita i brillanti servizi della “promessa”: “Non vorrei parlarne. Ha deciso di portare avanti una metro di arbitraggio sino alla fine e tutti avete avuto modo di vedere quello che è accaduto in campo”.
Questa è un’offesa a chi spende un euro per acquistare il giornale, ma ancora non è finita, il finale è travolgente.
Al sempre più funereo Orlandi il sempre più pungente intervistatore chiede se ha sentito i cori di contestazione al presidente Foti.
La risposta è da delirio. “Dalla panchina non mi ero accorto di nulla, ma poi me l’hanno comunicato, a fine gara, negli spogliatoi”. Vi risparmiamo la lisciatina al presidente fatta da Orlandi, poveraccio, che tiene famiglia e che, secondo noi, dovrebbe passare dal negozio di Amplifon per un controllo ai padiglioni auricolari.
Impavido il cronista sempre più d’assalto, vuol concludere con la domanda-botto. Perchè Di Gennaro è rimasto in panchina tutta la partita?.
Ecco la risposta: i cambi sono soltanto tre. Che Dio salvi la Reggina.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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