QUANTO MANCA AI REGGINI “FESTA I MARONNA”

Penso a cosa avrebbe detto, e scritto, il grande Ciccio Errigo in questi giorni che vedono i reggini privati della loro “festa i maronna” con tutto il contorno gioioso di musiche, canti, bancarelle, brindisi ad ogni ora, dopo un panino imbottito di gustosa peperonata. E poi la veglia all’Eremo, che ha un fascino particolare, un momento d’intensa religiosità al quale raramente mi sono sottratto.Una delle più emozionanti esperienze professionali, che ricordo particolarmente, risale ad anni fa, quando per Telespazio Messina, l’emittente voluta dall’imprenditore Siracusano, e che aveva come sponsor politico l’onorevole socialista Nicola Capria, realizzai uno speciale sulla “festa i Riggiu” cara anche ai messinesi che venivano alla processione e acquistavano i caratteristici lavori in terracotta. Ne venne fuori un documento straordinario: le immagini della discesa del quadro della madonna della Consolazione, della Patrona cui tante volte, in momenti terribili, il popolo si è rivolto. L’immagine della santa protettrice me la sono sempre ritrovata nelle tasche di ogni vestito. Prima provvedeva la mamma, poi ci ha pensato mia moglie che fa lo stesso con i figli.Quest’anno niente processione, visite contingentate in chiesa, come prevede il rigido cerimoniale dettato da chi deve preoccuparsi della salute pubblica. Ai reggini, alle prese con i tanti problemi d’una città tanto bella quanto sfortunata, non resta che chiedere ancora aiuto alla “loro” madonna come è avvenuto in occasione di pestilenze, alluvioni, terremoti, guerre, sicuri di essere ascoltati.C’è un muro mezzo diroccato, dalle parti di via cardinale Portanova, poco distante dal luogo dove, per tradizione, i frati dell’Eremo, danno in consegna al Clero e alle autorità cittadine la loro padrona di casa che se ne va a stare per qualche mese in Duomo. Qualcuno vi ha scritto un verso di Ciccio Errigo, il cantore della festa di settembre che dice più o meno così: “ cu terremoti, cu guerre e cu paci, sta festa si fici, sta festa si faci”.Ma non aveva fatto i conti con quel mostro che sembra invincibile, chiamato corona virus.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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