MINO REITANO VIVE NEL CUORE DELLA GENTE DI FIUMARA

Ricorderò a lungo la cena dell’altra sera alla “Casa dello zio Pasqui” tra i vigneti sulle alture di Campo Calabro, il regno di Pasquale Rossetti che, lasciata dopo tanti anni la Capitale, ha aperto un ristorante che sto cominciando, e così anche tante altre persone, ad apprezzare. Sono arrivato con la mia famiglia, attirato dal menù assai ricco. E dalla presenza del duo dello Stretto, composto dagli amici Giovanni Tedesco e Cetty Licandro, che con le loro melodie stanno allietando le serate dei villesi. Mi colpisce una lunghissima tavolata, almeno un centinaio di “coperti” come si dice nel gergo dei ristoratori, una comitiva allegra composta da fiumaresi, o meglio i sciumaroti, come amano essere chiamati i cittadini di Fiumara di Muro, il piccolo centro che ai non calabresi è noto per essere il luogo natio di Mino REITANO, un idolo da queste parti, scomparso da qualche anno ma che i suoi compaesani, sparsi in tutto il mondo, continuano ad onorare.E stasera sono arrivati in tanti, da Milano, Torino, persino dalla Francia e dal Canada, una rimpatriata tra chi magari non si vede da anni, sono i cosiddetti emigrati di ritorno che non hanno mai perso il legame affettivo con Fiumara. Gente umile, lavoratori che hanno fatto la fortuna delle imprese del Nord, grazie alla loro laboriosità. Serata di festa, d’incontri, di canti e balli, il repertorio è costituito, tra un brano e l’altro eseguito da Giovanni e Cetty, dai successi del grande Mino, un artista che ha sempre conservato il ricordo a volte struggente del paese che, negli anni, ha attraversato momenti bui ma che è abitato da una maggioranza di gente onesta che rifugge la violenza. Pasquale, il padrone di casa, anche lui un fiumarese, ha fatto le cose in grande, compresa una grande torta, appeso al muro uno striscione con la foto di Mino che, sorride, quasi da lassù veda questi uomini e donne che, con un velo di commozione, cantano i motivi che lo hanno reso famoso. Penso di essere stato fortunato per essere presente a questa serata che conserverò tra i più cari ricordi.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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