A causa del mio lavoro, sono stato poco a casa, sia prima di sposarmi, che dopo un matrimonio che dura da 47 anni e resiste solo grazie alla comprensione della mia dolce metà, che mi ha permesso di svolgere la professione senza nessun tipo di ostacoli. Insomma, non ha mai fatto i capricci quando nel bel mezzo d’una riunione conviviale, anche tra parenti, l’ho abbandonata per motivi di servizio. Lei ha messo nel conto dall’inizio della nostra vita in comune, che sarebbe stata spesso da sola a fronteggiare le incombenze familiari e crescere, benissimo, visti i risultati, due figli che, specialmente nel periodo adolescenziale, le hanno dato filo da torcere. Salvo, poi, a ritrovarsi sola quando entrambi, arrivati all’università, hanno deciso di trasferirsi. Dalla sera alla mattina si è vista la casa improvvisamente vuota col marito che non le ha mai fatto accorgere di essere lui il più sofferente per l’assenza degli amati ragazzoni; d’ora in poi li avrebbe visti soltanto nelle vacanze. Gli anni sono passati inesorabili, gli anniversari di matrimonio non festeggiati (“lo faremo quando ci saranno i ragazzi”) e poi puntualmente non avveniva perché c’erano gli altri eventi della vita a travolgerci. Ricordo che il giorno del quarantesimo anniversario, io che tanto per cambiare ero fuori per lavoro, le mandai un biglietto con le frasi che di solito si scrivono in queste occasioni, tipo (“ti amo come il primo giorno”.) La sua risposta fu un messaggio sul cellulare, ironica, tagliente, (“ma in tutti questi anni, dove sei stato?”) In questi giorni di isolamento forzato, ho approfittato della circostanza per andare alla scoperta d’una casa che tuttora non conosco bene. E ogni oggetto mi appare come nuovo, apro gli armadi e ritrovo camicie e cravatte mai messe e, avvolto nel cellofan, il vestito del matrimonio, tanti anni in meno, spariti i capelli, aumentati i chili. Ma siamo ancora qua, a fronteggiare questa autentica disgrazia dell’epidemia di corona virus e, dopo tanti anni, a riordinare finalmente lo studio, sfogliare libri mai letti, sistemare quelli lasciati in disordine sulla scrivania e in tutti gli angoli della casa. Giro per le stanze con il piglio d’un esploratore chiedendo ogni tanto a mia moglie “notizie” su qualcosa che ho sempre saputo dovesse esserci, ma che non ho mai visto. Casa dolce casa, c’è voluto il virus per farmela scoprire e, finalmente, amare. Nella vita c’è sempre tempo per cambiare.
RISCOPRIRE LA DOLCE CASA
Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco
Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa. Visualizza più articoli