Molti ricorderanno quello che la scorsa estate, ai tempi del Papetee, tanto per intenderci, è accaduto quando un reporter di Repubblica immortalò il figlio di Matteo Salvini a cavalcioni su una moto d’acqua della polizia, con un agente di quelli adibiti alla scorta del super minacciato dalle mafie ministro dell’Interno, a disposizione del rampollo che aveva chiesto al papà di poter fare un giretto. Lui, il cazzaro verde, come Andrea Scanzi lo chiama in un suo libro di successo, era impegnato, tra un mohito e l’altro, in una serie interminabile di selfie con ragazze eccitate. Bisognava sentirlo, il giorno dopo, quando usò toni di inaudita violenza contro l’incauto cronista che, da parte sua, rispettando la deontologia professionale, aveva pubblicato un filmato senza far vedere il volto del ragazzo. Salvini avvertì minaccioso che i figli non dovevano essere usati per scopi politici. Ora sembra aver dimenticato tutto e non esita a sollecitare sentimenti materni e provocare le lacrimucce dei nonni ricordando il messaggio del figlio “forza papà” e le preoccupazioni della bambina di essere additata come figlia di un criminale. I bambini usati per scopi politici, per cercare di intenerire quei delinquenti di senatori che si apprestavano a votare l’autorizzazione a procedere. Ancora una volta il leader della Lega, ormai accerchiato da numerose vicende giudiziarie, in attesa di quello che potrebbe arrivare da altre Procure, appare in preda a una rancorosa frenesia. E ancora non è finita. A un certo punto del suo discorso, certamente riveduto e corretto dalla Bongiorno, ha affermato che si sarebbe preoccupato solo se lo avessero accusato di aver rubato. Ma i 49 milioni spariti li ha dimenticati. Lui non ne sa nulla, lo giura sui figli.
SE USI I FIGLI COME SCUDO
Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco
Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa. Visualizza più articoli