QUANTO CONTANO CERTE DATE NELLA NOSTRA VITA


Ci sono date importanti nella vita di ognuno di noi e che ci segnano per sempre, sia che prevalga la scaramanzia, e io faccio parte di questa categoria, sia che esse siano legate ad eventi lieti o tristi, a battaglie vinte o perse, a traguardi tagliati, a cocenti delusioni.
5 luglio 1970, a Reggio Calabria è una giornata calda, ma mitigata dal vento dello Stretto, la città è in subbuglio, il sindaco Piero Battaglia ha annunciato che terrà un rapporto alla cittadinanza dopo che da Roma sono arrivate brutte notizie. I parlamentari catanzaresi e cosentini, che a livello nazionale contano più di quelli reggini, che non hanno leader del calibro di Mancini, Misasi, Antoniozzi, Pucci e via discorrendo, hanno trovato, sulla testa dei reggini, un accordo che prevede l’assegnazione del ruolo di capoluogo di regione, un “pennacchio” si dice, ma che per i reggini conta, eccome, a Catanzaro, dove avrà casa la giunta regionale mentre il Consiglio, con un insolito compromesso, si riunirà a Reggio. Per addolcire la pillola, difficile da mandare giù, alla provincia reggina andrà il quinto centro siderurgico da allocare nella Piana di Gioia Tauro, migliaia di posti di lavoro. Cosenza avrà e l’avrà, una università modello americano sulla collina di Arcavacata. Il popolo reggino, tradizionalmente poco propenso a fare la guerra campanilistica e che vede nella neonata Regione il toccasana di tutti i mali, primo tra tutti la disoccupazione, sarebbe anche disposto ad accettare quanto i big della politica hanno deciso durante una cena alla “Vigna dei cardinali”. Ma ad accendere la miccia è Battaglia che sale sul palco di piazza Duomo con accanto i rappresentanti di tutti i partiti e anche quei consiglieri regionali che, in dissenso dai loro partiti, non intendono acconsentire a un istituto regionale diviso a metà. La destra, fino al momento, preferisce attendere le valutazioni del partito a livello nazionale, ma non ha fatto i conti con un modesto sindacalista della Cisnal, un missino fuori norma, che si chiama Francesco Franco, per tutti Ciccio. E fu così che cominciò quella rivolta che, nella fase iniziale, vide partecipi personaggi di ogni colore politico ma che a Roma venne bollata come una sollevazione di stampo fascista.

Saranno due anni di barricate, arresti, morti, feriti, attentati, fino a quando il presidente del Consiglio, Emilio Colombo, davanti al Parlamento, giurò che Reggio avrebbe avuto il Centro siderurgico e altre industrie proprio in città dove qualche anno prima, Fanfani aveva inaugurato le Omeca, fabbrica di carrozze ferroviarie; assieme al Compartimento delle Ferrovie, la fonte di lavoro per centinaia di reggini. Come è finita ormai fa parte della storia, tanti miti sono caduti, la polvere dell’oblio seppellisce tutto tranne la memoria di chi per la città ha combattuto, ha sostenuto il carcere e i processi, in cambio di nulla.
5 luglio 2004, clinica villa Mafalda ai Parioli, nasce il mio primo nipote, Santiago. Diventavo nonno e rammento la grande emozione del momento in cui un’infermiera entrò nella stanza dove eravamo in ansiosa attesa, e annunciò: è un bambino bellissimo, ed era vero. Ogni tanto riguardo la foto, nei miei occhi si legge una gioia incontenibile e il sorriso di mia moglie dice tutto, lui, con tanti capelli, dorme placido. Ora è un giovanottino, con tanti interessi e una particolare predilezione per l’informatica e il cinema. Tra qualche giorno andrà con altri ragazzi di tutta Italia a Giffoni, quale componente della giuria del film festival ormai diventato un appuntamento internazionale. 5 Luglio, anche oggi fa molto caldo, come quella sera in cui i reggini si scrollarono da dosso il giogo della prepotenza dei politici e scesero in piazza. Faceva caldo anche 34 anni dopo quando in famiglia arrivava Santiago che, nel tempo, è stato affiancato da due cuginetti, Vittoria e Francesco jr. Potenza dei numeri, non sarà vero ma io ci credo.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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