COLOMBA ANTONIETTI, LA VERA STORIA DI UN’EROINA

Colomba Antonietti nell’unico ritratto dell’epoca
E’ una calda giornata di Giugno, il 13, anno 1849, ricorrenza di Sant’Antonio, in alcuni quartieri di Roma solitamente si fa festa, ma da tempo la città eterna è squassata dal fuoco dell’artiglieria francese.
La Repubblica Romana sta vivendo i suoi ultimi, gloriosi, giorni. Sono le sei del pomeriggio, nei pressi delle mura gianicolensi, bersagliate dai cannoni francesi nel tentativo di aprirvi delle brecce e dare l’assalto ad un manipolo di giovani che difendono quel caposaldo con tutte le loro forze.
Una palla di cannone, rimbalza sul muraglione e colpisce, squarciandogli il ventre, un giovane soldato, che muore sul colpo.
Un ufficiale, il conte Luigi Porzi, abbandona i suoi uomini e si getta sul quel corpo inanimato in preda alla disperazione: quel morto è una donna, vestita da soldato, è la sua giovanissima moglie, si chiama Colomba Antonietti, che combatteva al fianco del marito, cui la legava un amore indistruttibile, che solo la morte avrebbe spezzato.
La vera storia di questa eroina è stata scritta da una studiosa romana, Cinzia Dal Maso, che ha dato alle stampe, per Edilazio, un vero e proprio gioiello, che gli storici e gli appassionati studiosi di questo periodo della nostra storia patria non potranno che apprezzare.
Una vicenda di patriottismo, quella di Colomba Antonietti, ma anche una struggente storia d’amore tra la figlia di un fornaio e un giovane cadetto pontificio di nobile famiglia. I due riuscirono a coronare col matrimonio il loro appassionato legame dopo una serie di disavventure e ostacoli d’ogni genere, a cominciare dall’opposizione dei genitori di lei che non condividevano e anzi consideravano impossibile che una ragazza plebea potesse unirsi, sulla base delle convenzioni dell’epoca, ad un militare per giunta nobile di casato.
Cinzia Dal Maso, che ha presentato nella splendida cornice della biblioteca Casanatense il suo lavoro, ha ricostruito, con rigore, la vita di Colomba, il cui busto marmoreo si trova al Gianicolo, liberandola da menzogne e inesattezze che, nel tempo, hanno caratterizzato il lavoro di storici poco accorti e senz’altro poco documentati. Per l’occasione, sono intervenuti la psicologa e psicoterapeuta Mariolina Palumbo, Franco Tamassia, direttore dell’istituto internazionale di studi “Giuseppe Garibaldi”, Massimo Scioscioli, presidente della sezione romana dell’associazione mazziniana. Ha moderato l’incontro la giornalista Annalisa Venditti che ha dato lettura di brani significativi del libro.
Chi voglia scoprire una bellissima storia d’amore e patriottismo fino all’estremo sacrificio non ha altro da fare che scorrere le pagine di questo agile lavoro, che unisce alla ricerca storica più accurata, l’illustrazione di un sentimento che va oltre il tempo e lo spazio: l’amore. 

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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