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| Roma sotto la neve, uno spettacolo straordinario |
Veleno dopo la nevicata che, a distanza di tanti anni da quella resa immortale dalle note della splendida canzone di Franco Califano, superbamente interpretata dalla grandissima Mimì, ha ricoperto Roma d’un candido manto.
Il sindaco Gianni Alemanno, che i suoi critici non esitano a chiamare Aledanno, e il successore di Bertolaso alla Protezione Civile, il prefetto Gabrielli, che ha già le sue grane con la storia della Costa Concordia, se le sono date (a suon di dichiarazioni) di santa ragione, cercando di addossare l’uno sull’altro le responsabilità del caos in cui la Città Eterna è piombata quando le strade si sono bloccate, i mezzi pubblici pure, i treni manco a parlarne.
Mentre Gabrielli ha affidato le sue considerazioni ad una breve dichiarazione, il sindaco, saltellando da un collegamento all’altro sui canali Rai e delle private, ripetendo lo stesso ritornello (“non siamo stati informati bene”) ha difeso l’amministrazione capitolina da accuse per la maggior parte fondate, mentre in silenzio è rimasta la governatrice del Lazio, la Polverini solitamente ospite fissa di vari programmi.
Ad un certo punto, il buon Gianni, incalzato da una cronista non tanto ….morbida, ha gettato la spugna, anzi la pala ed ha invitato i cittadini a raggiungere le piazze di Roma e impugnare le grosse pale adatte a rimuovere la neve e aiutare i volontari a toglierla dalle strade, altrimenti lunedì, alla ripresa delle attività, saranno dolori.
E pensare che solo qualche minuto prima, in altra intervista, con un gruppo di cittadini alle spalle, aveva assicurato che entro la giornata la città sarebbe stata “rimessa a posto”. Quindi, come recita un detto popolare delle mie parti (e credo anche d’altrove) il cetriolo ha raggiunto quel posto assai delicato dell’ortolano.
Finisco di scrivere e vado anch’io a cercare una di quelle duemila pale che il Comune ha messo a disposizione di cittadini volenterosi. Avverto che non ho i calli alle mani, facendo il giornalista sono poco adatto, anche per l’età, alle fatiche materiali. Ma questa storia della nevicata a Roma è classica di questa Italia che, quando succede qualcosa di grave, non si sa mai di chi è la colpa. Nevica, governo Monti.
Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco
Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974.
Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.
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