I GIORNALISTI TERRORISTI E GLI "AVVERTIMENTI" DI ARENA

Il sindaco Demetrio “Demi” per amici Arena
Il sindaco Arena, dicono quelli che fanno parte del suo staff, s’è arrabbiato di brutto. E allora, convocati i giornalisti amici, quelli noti per essere pronti a correre in…soccorso del vincitore di turno, come avrebbe detto Flaiano, ha dato fondo a tutto il risentimento nei riguardi di quei cronisti che non ne vogliono sapere di nascondere le notizie e si ostinano a pubblicare anche quelle scomode.
Si, anche quando si tratta solo di “pettegolezzi” (proprio così) e di malevole insinuazioni da parte di gentaglia che, non avendo nulla da scrivere, si mette a criticare un “modello” invidiato da tutta Italia. Il sindaco telecomandato, come dicono i soliti maligni, sempre quelli, che vogliono la rovina della città, se l’è presa anche con i blogger, come il sottoscritto, noti perditempo, che criticano senza nulla sapere dei “miracoli” che Arena, sempre affiancato da un assessore notoriamente amico degli amici, sta compiendo ogni giorno.
Lo dico senza alcuna reticenza: le considerazioni di Arena, riportate tramite la penna di un rinomato tuttologo del giornale un tempo leader su piazza, mi lasciano totalmente indifferente, dalla distanza di 758 chilometri le cose vengono viste diversamente, le notizie, belle e brutte, arrivano, grazie a Dio ci sono altri mezzi d’informazione che non  fanno da reggiconda al sistema che, ormai da qualche anno, avvolge come in una nebbia mefitica, una delle città più belle del mondo.
Qualche collega romano approfitta per punzecchiarmi, credendo che io sia risentito per essere stato da Arena (guardatevi dagli incolonnatori di numeri, siano essi ragionieri o commercialisti, era solito dire un mio ex direttore) accomunato a quei pericolosi individui che farebbero parte d’una cricca con l’unico scopo di mandare all’aria quanto di buono i nostri amministratori, anche se nessuno sembra accorgersene, stanno facendo. 
Se far parte d’una cricca (che brutta parola) vuol dire denunciare il marcio che c’è nella politica, le pericolose frequentazioni di amministratori sempre presenti, sorridenti, sulle pagine delle stucchevoli cronache cittadine, e tanto altro ancora, allora m’iscrivo d’ufficio a questo sodalizio, ammesso che esista.
Il sindaco, e chi glielo ha consigliato, avrebbero fatto cosa buona e giusta se avessero scelto la strada del silenzio, rispondendo con operosità e impegno alle critiche e dando qualche buon esempio, cominciando con l’allontanare quei soggetti la cui collusione con le cosche è risultata palese. Troppo facile convocare alcuni ossequienti giornalisti (!) e sparare alzo zero contro colleghi di questi ultimi, senza che nessuno abbia fatto la cosa migliore: alzarsi e andarsene.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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