CICCIO FRANCO, LA SUA MEMORIA OFFESA DA CHI NON L’HA MAI CONOSCIUTO

Potesse parlare ancora, da dove si trova, Ciccio Franco ne direbbe certamente quattro a quelli che, approfittando d’una cerimonia per ricordarne i vent’anni dalla scomparsa, hanno voluto mischiare il sentimento alla vendetta, prendendosela con una presunta “cricca” di giornalisti che si…..divertirebbero attaccando a più riprese l’onnipotente e fotografatissimo presidente della giunta regionale.
Io credo che un politico, sia esso il semplice consigliere d’un piccolo comune, o financo un ministro, dovrebbe prendere esempio da un genio come Giulio Andreotti, che in settant’anni di vita parlamentare, non ha mai querelato un giornalista. E non ha neppure mandato una smentita (che è sempre una notizia data due volte, a beneficio di chi l’avesse persa) anche quando si è pubblicato di tutto contro di lui.
Invece, il nostro presidente con scorta al seguito e fotografo personale pagato coi soldi del contribuente, ha dichiarato guerra a quei colleghi che osano disturbare il manovratore, usando termini da osteria.
Certo, se il risultato è stato quello di far compattare la categoria, con prese di posizione assai ferme e non soltanto dagli organismi sindacali dei giornalisti, l’affondo del presidentissimo noto per le sue battaglie contro la mafia, tanto da far temere per la vita e assegnargli adeguata protezione, si è risolto in un totale naufragio.
Potrei anche essere d’accordo, per esperienze personali, sulla discutibilità di qualche collega, i cui trascorsi politico-giudiziari non gli impediscono di pontificare, di ergersi a moralizzatore un tanto al chilo, come avrebbe detto Enzo Biagi, e di continuare a far parte d’una ristretta cerchia di cui sono parte, purtroppo, anche alcuni magistrati. Ma questa è un’altra storia, invito ancora una volta i miei affezionati lettori a sfogliare le pagine del pregevole volume di Gioacchino Genchi, lo sò, è corposo, ma vale la pena. Poi, tante cose, le capirete da voi e vi renderete conto da quale pulpito vengono certe prediche.
Ora che Silvio non garantisce più nulla, che Bobo Maroni non governa il Viminale, qualcosa potrebbe cambiare per quei mammasantissima della politica che mal tollerano chi, specie se giornalista, faccia il suo dovere d’informare.
Ciccio Franco, cui rivolgo un deferente pensiero, non avrebbe mai gradito che, quando lui si sacrificava per la sua città era poco più d’un bambino, approfittasse di qualche minuto di raccoglimento davanti alla stele che lo ricorda, per togliersi qualche…sassolino dalle scarpe. Ma il modo è stato sbagliato, l’ennesimo scivolone che rischia di lasciare tracce pericolose.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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