Vogliamo essere garantisti fino in fondo, ma il caso c’è, e non possiamo nasconderlo. Un assessore del “modello Reggio”, cui è stato affidato uno dei settori più delicati dell’amministrazione comunale, quello dei lavori pubblici, il più esposto a infiltrazioni mafiose, è stato in vari momenti intercettato dagli investigatori durante colloqui con personaggi certamente legati a cosche della ‘ndrangheta della zona nord della città.
E non in occasioni sporadiche e non con mezze tacche o piccoli faccendieri della politica locale, ma con esponenti di primo piano.
Noi, che siamo garantisti, diciamo, come ha fatto il giudice, che non emergendo circostanze penalmente rilevanti, l’assessore Morisani, vaga somiglianza con il leader dell’Udc, Casini, e spesso ospite delle pagine locali dei quotidiani, non è indagabile. Ma il suo comportamento, checchè se ne dica, per uno che fa politica, è sicuramente censurabile dal punto di vista dell’etica e del modello di vita cui un pubblico amministratore dovrebbe ispirarsi.
Tutti si sarebbero aspettati che il sindaco Arena, e il governatore Scopelliti, al cui “modello” Morisani è vicino, facessero il passo più logico, quello di invitarlo a mettersi da parte, se non altro per sgombrare il campo da ogni sospetto, visto che ogni giorno ci si riempie la bocca (e anche le colonne dei giornali) di trasparenza, legalità, lotta alla mafia, e via discorrendo.
L’opposizione, ammesso che ce ne sia una degna di tal nome, ha lanciato qualche strillo, ma d’iniziative serie, almeno così mi pare, (vivendo altrove non sono tanto ben informato) non se ne sono viste.
Qualcosa il prefetto Varratta, senza dubbio uno dei migliori uomini che il Governo in questi anni ha destinato a Reggio Calabria, avrà comunicato “a chi di competenza”, e al ministero dell’Interno è in vista il cambio.

Ci sono poi le notizie venute fuori durante una deposizione dell’ex comandante del Ros su “presenze” eccellenti ad un party organizzato da qualcuno molto vicino ad una temibile cosca che ancora governa in città. Se la mafia entra nel Palazzo, la politica cede il posto al malaffare, e la gente non vuole questo.
Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco
Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974.
Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.
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