CHE GRANDE SPETTACOLO DA OFFRIRE AI TURISTI, SE VENISSERO: QUANTE OCCASIONI PERDUTE!

Non faccio certamente un grande sforzo nel dire che la foto di Rosario Cananzi, che potete ammirare a corredo di questa mia modesta riflessione, mentre le città si vanno svuotando, anche se la crisi ha posto fine agli esodi di proporzioni bibliche degli anni passati, è un autentico capolavoro.
Il collega, fotoreporter d’antica scuola, ormai una razza in estinzione, ha colto nella notte, in una girandola di luci, una “fontana” di lava dell’Etna, che in questi giorni ha ripreso la sua attività, mettendo un pò in ansia le popolazioni dei centri che le fanno da corona.
Alle pendici del gigante, come un pastore addormentato accanto al suo gregge, la città di Taormina, il cocuzzolo di Castelmola, le insegne dei grandi alberghi e dei locali aperti fino a tardi. E’ finito il tempo delle vacche grasse per gli operatori turistici di questa perla della Sicilia, pur restando una delle mete preferite del turismo estero, risente del calo generale delle presenze.
Nel guardare, sempre più ammirato, questa foto, scattata da Lazzaro, un altro luogo che, fino a qualche anno fa, era un punto d’eccellenza per turisti e villeggianti, penso alle occasioni perdute da Reggio e da altri centri affacciati sullo Jonio, di creare un “ponte” con Taormina nei periodi di più intenso afflusso.
Ci aveva pensato, anni fa, un sindaco illuminato, Italo Saladino, quando governava saggiamente l’amministrazione comunale di Brancaleone: in pochi minuti, dal magnifico lungomare del paese che ebbe come “ospite” involontario Cesare Pavese, con gli aliscafi era possibile raggiungere la spiaggia dorata di Giardini Naxos, visitare il centro storico di Taormina, arrivare fin sull’Etna. Un tour che avrebbe attratto gente da ogni parte, ma è rimasto un sogno, la riviera dei gelsomini offre un quarto delle sue potenzialità.
Intanto, mentre il governatorissimo, con tanto di scorta e fotografo personale, in barba alla politica di risparmio tanto decantata, inaugura costosissime mostre con l’onnipresente e sempre più antipatico Vittorio Sgarbi, Reggio aspetta di vivere la sua estate graziosamente offerta dal Comune, all’insegna di “bancarelle e divertimento”, come argutamente osserva uno dei personaggi  della popolare trasmissione “Chisti simu” del duo Auspici-Polimeni.
I reggini, tutto sommato, s’accontentano di poco, purchè sia gratis, e serva a dimenticare il mare sporco, l’immondizia, la penuria d’acqua, le tante vertenze con centinaia di lavoratori da mesi senza stipendio. Un modo di governare che, tutto sommato, ha dato i suoi frutti. Perchè cambiare?.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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