VILLA TORLONIA, DA CASA DEL DUCE A LUOGO DI RITROVO PER ROMANI E TURISTI

La splendida villa Torlonia che fu la casa del Duce
Ormai non sono molti quelli che ricordano cosa accadde in quei giorni di 68 anni fa, quando il 25 luglio del 1943, il Gran Consiglio votò l’ordine del giorno presentato da Dino Grandi e per Benito Mussolini fu la fine.
Ma ce ne sono ancora di romani che quelle giornate le vissero, nel quartiere Nomentano dove il Duce abitava, nella splendida Villa Torlonia messa a sua disposizione dalla nobile famiglia capitolina per la cifra simbolica di una lira al mese. Raccolgo i ricordi di alcuni anziani della zona nel negozio d’un barbiere, per loro è il tempo della nostalgia, quando parlano sembra vedano scorrere le immagini di quelle ore tristi per il nostro Paese, come in un film.
Mussolini lo vedevano passare ogni giorno, spesso guidava lui stesso una delle tante automobili che formavano il suo parco privato: la via Nomentana non era ancora così larga e non c’erano i tanti palazzoni che col tempo hanno “nascosto” le splendide ville molte delle quali adesso sono sedi diplomatiche, esempi stupendi d’architettura neoclassica.
La curiosità ci porta a fare un giro, in compagnia d’un amico, nel meraviglioso parco che circonda la villa, recuperata dopo anni di degrado e messa a disposizione dei cittadini: il Duce amava cavalcare, e lo facevano anche i figli e gli altri gerarchi, gli ospiti venivano ricevuti nei meravigliosi saloni affrescati o, d’estate nella zona chiamata la limonaia.
Ora di piante ne sono rimaste poche, ma la palazzina ricca di pregevoli vetrate è diventato il luogo d’incontro, specialmente in questi giorni che vedono l’Urbe spopolarsi, per turisti e residenti. Si mangia la pizza all’aperto, ma anche dell’altro, se si vuole, immersi nel verde, in un’atmosfera che richiama gli anni ruggenti del regime fascista e dal colonnato posteriore ci pare, da un momento all’altro, di veder spuntare il Duce, con gli immancabili stivali, seguito da uno stuolo di camicie nere.
Invece, arriva una comitiva di turisti, spaghetti, lasagne e l’immancabile carbonara li attendono, mentre stuoli di uccelletti svolazzano tra i tavoli alla ricerca di qualche briciola.
Quella che per quasi vent’anni fu la residenza del dittatore fascista, in una delle zone di Roma che conserva ancora un certo fascino, è ormai luogo d’incontro, musiche e concerti, mostre e convegni, coppie di sposi che, come fecero Edda Mussolini e Galeazzo Ciano, si fanno fotografare davanti all’ingresso della villa o sotto gli austeri obelischi. La storia non si cancella, villa Torlonia è ancora lì, a conferma di quanto la nobiltà romana sia stata importante per dare alla città un decoro e uno stile che la fanno “regina” nel mondo.
“Annamo a magnà ‘na pizza dar Duce”, amano dire i giovani che di Mussolini, al massimo, hanno letto qualcosa sui libri di scuola. 

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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