FESTA DELLA REPUBBLICA SENTITA ANCHE DAI GIOVANI, UNA PIACEVOLE SORPRESA

La prima pagina del Corriere dopo i risultati del referendum
Sinceramente, non me l’aspettavo di vedere tanti giovani partecipare alle manifestazioni per i 65 anni dalla nascita della repubblica. Questi ragazzi spesso etichettati come fannulloni, viziati, ignoranti, questa festa l’hanno sentita,eccome.
Debbo dire che, a Reggio, dove sono tornato dopo lunga assenza, per trascorrervi il “ponte” legato appunto al 2 Giugno, ho trovato la città insolitamente popolata, anche per via dell’incontro di calcio Reggina-Novara, che ci fa respirare il tanto desiderato profumo di serie A.
Mi sono tornate alla memoria immagini sbiadite della mia infanzia: mio padre, militare di carriera, che aveva giurato fedeltà al re, non lo tradì neppure nel segreto dell’urna, salvo poi accettare le nuove regole e servire lo Stato repubblicano fino all’ultimo momento d’una lunghissima carriera. Quel giorno del referendum mi portò con sè al seggio, non l’ho mai dimenticato, all’età di quattro anni mi aveva fatto indossare la divisa di “figlio della lupa”, del resto si abitava in caserma.
Qualche anno dopo, quando ero già all’università, mia madre fece sparire le foto “compromettenti”, era il periodo in cui si dava la caccia al fascista e io non lo ero certamente. Un’altra immagine è legata alla prima sfilata cui mio padre partecipava, con un reparto di finanzieri in alta uniforme: mi piazzai lungo il marciapiede di Corso Trieste, allora vivevo a Cosenza, quando le “fiamme gialle” passarono, feci appena in tempo a scorgere papà, che impugnava la sciabola, lo sguardo fisso.
Nelle caserme, in occasione dell’anniversario della repubblica, ai militari veniva dato il compito di svolgere un tema sull’argomento, che illustrasse il significato di questa ricorrenza tanto importante per la storia del nostro Paese.
Alcuni di loro avevano la licenza elementare, altri studiavano per prendere quella media: io correvo in soccorso, li aiutavo nello svolgimento, in cambio mi veniva prestata, senza che mio padre lo sapesse, una delle biciclette d’ordinanza: sì, perchè in quegli anni i mezzi erano pochi, le perlustrazioni, anche di svariati chilometri, alla ricerca dei contrabbandieri, si facevano a piedi. In città, quelli del Nucleo di polizia tributaria, terrore dei commercianti, si muovevano sulle bici verniciate di verde. Nel cortile del comando spiccava la scritta del motto coniato per la Guardia di Finanza da Gabriele D’Annunzio: “Nec recisa recedit”.
In quei ragazzi che hanno partecipato alle sfilate, che ne hanno parlato nelle scuole, hanno indossato cappellini e coccarde col tricolore, mi sono un pò rivisto. Io e quelli della mia generazione abbiamo creduto e crediamo ancora nei valori scaturiti dal sacrificio di chi ha combattuto la guerra di liberazione dal nazifascismo.
Anche il presidente Napolitano l’ha riconosciuto: nel mondo l’Italia non è quel Paese barzelletta come qualcuno ha cercato di sostenere, nell’ambito d’una lotta politica fatta di colpi bassi e di voltagabbana in servizio permanente effettivo. Ai giovani dico: portate con orgoglio il “titolo” di italiani, discendenti di coloro che hanno creduto, fino all’estremo sacrificio, nei sacri principi della libertà, dell’uguaglianza, della democrazia.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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