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| I funerali a San Salvatore |
La foto, scattata dal collega Rosario Cananzi, che me l’ha amichevolmente girata, dimostra quanto sia stato l’affetto della gente ai funerali di Edoardo Mollica, una delle personalità più in vista del mondo accademico reggino, e non solo, scomparso prematuramente mentre era con i suoi allievi di Architettura, mentre faceva quello che, da tanti anni, era il suo mestiere: impartire il sapere scientifico, ma dare anche lezioni di vita.
La Chiesa di San Salvatore, nel quartiere di Tremulini, a pochi passi dalla Mediterranea, era stracolma, ma le presenze non si limitavano a quelle dei colleghi docenti, degli amici rotariani, degli ex allievi, ma c’era anche la gente comune che Edoardo magari non l’aveva mai conosciuto, ma che è rimasta colpita da questa morte assurda e improvvisa.
Chissà cosa avrebbe pensato Edoardo, se ciò fosse possibile, nel vedere tanti amici raccolti attorno alla bara, semplice, come era lui nella vita: lo immagino con l’inseparabile pipa e il sorriso appena accennato, quel sorriso col quale mi accoglieva quando andavo a trovarlo nel suo ufficio al Pau, sulla finestra aveva messo una piccola pianta di fico d’India.
Sorrideva, Edoardo, quando gli raccontavo della diffidenza del mio ex editore, il cavaliere del lavoro Uberto Bonino, fondatore di “Gazzetta del Sud” nei confronti dei fumatori di pipa. “Hanno un vantaggio, prima di darti la risposta, possono pensarci, mentre portano la pipa in bocca”. Bonino era uomo d’affari, sapeva valutare in un attimo chi gli stava di fronte, ha lasciato un’eredità che i successori hanno dimostrato di non saper gestire come avrebbe voluto e chissà come sarà dispiaciuto, lassù, nel regno dei giusti.
Ora tocca a quel gruppo di giovani studiosi che Edoardo Mollica aveva formato, portarne avanti le iniziative, proseguire il cammino, non lasciare inaridire una preziosa sorgente. Ci mancherai.
Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco
Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974.
Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.
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