ADDIO AD OTTAVIO TERRANOVA, SIGNORE DEL CALCIO D’ALTRI TEMPI

La Villese in serie C, Terranova e il primo da destra accosciato
A Villa, dove si era trasferito per giocare a calcio, vi aveva trovato moglie e lì è rimasto fino all’ultimo: Ottavio Terranova è stata una delle figure più note del calcio dilettantistico calabrese, un allenatore che in comune con altri grandi mister come Nils Liedholm e Tommaso Maestrelli aveva la classe di nascita, il 1922. La notizia della sua scomparsa ha destato grande commozione non soltanto in coloro i quali, ed io per primo, hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di apprezzarne le grandi doti umane, un gentiluomo d’altri tempi, un padre affettuoso, quando aveva perso la sua compagna d’una vita s’era lasciato andare, usciva di casa soltanto nelle feste per andare da una delle figlie, che ha sposato un suo ex calciatore, Mimmo Cannizzaro, classe pura, di questi tempi avrebbe potuto giocare in serie A.
Gli è stato vicino fino all’ultimo il figlio maschio, Pino, che per lui era ancora Pinuccio, lo ricordo bimbetto giocare per casa nella villetta sulla via Nazionale dove tanti pomeriggi avevo passato con Ottavio: giornalista alle prime armi, seguivo il calcio minore, una gavetta che consiglierei a chi vuol fare questo mestiere. Il mister, fuori dal campo, amava leggere, era un ottimo rilegatore di libri, collezionava giornali sportivi, in casa una eccezionale biblioteca.
Più volte, incontrando Pino, al solito affettuosissimo, mi ero riproposto d’organizzare un incontro con Ottavio, anche se vederlo ormai ridotto ad una vita vegetativa, lui che curava il corpo ed era d’una eleganza naturale, ero certo che mi avrebbe fatto male. Non c’è stata la possibilità, Ottavio me lo perdonerà, la mia preghiera va ad aggiungersi a quelle della sua famiglia, di quanti, a Villa e dove era andato nel suo girovagare per i campi infuocati dei campionati dilettanti, lo ricordano per il suo stile, la correttezza, sapeva educare i giovani a diventare prima di tutto uomini.
Apparteneva ad una generazione di calciatori che andavano in campo non per lo stipendio, i guadagni erano magri, lui aveva avuto la fortuna di ottenere all’Arsenale di Messina un posto di lavoro: la serie C vedeva di fronte la Reggina, la squadra messinese che giocava sul sabbioso terreno dell’arsenale militare, e la Villese dove avrebbe concluso la carriera di calciatore iniziando quella di allenatore.
Avendo un fisico straordinario, aveva potuto, più che cinquantenne, scendere in campo come battitore libero (un ruolo ormai dimenticato) dando dei punti a giocatori ventenni, sempre con educazione, mai fuori dalle righe. Caro Ottavio, non so se l’Immenso ci consentirà quell’incontro che non sono riuscito ad organizzare, io ci credo: mi accoglierai col solito sorriso e la vigorosa stretta di mano. Un amico come te mi mancherà, moltissimo.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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