DOPO LA FALLARA CHI ALTRO INGHIOTTIRA’ QUEL BUCO NERO DI PALAZZO SAN GIORGIO?



Reggio durante una delle notti bianche degli anni scorsi

 Potrà sembrare strano, ma è proprio così. Il clima che si respira in questi giorni, attorno ai palazzi del potere cittadino, dentro quello che è intitolato al patrono San Giorgio, mi ricorda i giorni della Tangentopoli, delle monetine scagliate contro l’auto di Craxi, delle manette che scattavano in continuazione, del folto gruppo di “nani e ballerine” che scompariva, si squagliava come neve al sole, un’era chiudeva precipitosamente i battenti.

A meno di due mesi dalle elezioni che dovrebbero portare al rinnovo della classe dirigente comunale, ma tutti sanno che non sarà così, il caso dell’assurda morte di Orsola Fallara, la “maga” dei bilanci durante il regno di Giuseppe Scopelliti, continua a tenere ben desta l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica che ancora non s’è ripresa dallo sconcerto per la conclusione tragica della vicenda.
Dentro quello che, solo qualche anno fa, qualcuno non esitò a definire il palazzo più sporco della città, s’è aperto un cratere, un buco nero nel quale, dopo la Fallara, rischiano di finire altri personaggi che non potevano non sapere e che, dietro una sorta d’immunità che ognuno si chiede da dove e da chi venga garantita, continuano a muovere le fila della politica, indicando candidati, “condannando” i nemici o presunti tali, tenendo ben saldi i piedi in due staffe, circondati da una corte di personaggi sui quali qualcosa da dire ci sarebbe, ma con un’inchiesta della magistratura in corso, senso di responsabilità vuole che non si aggiunga altro.
La foto che ho messo a corredo di questa modesta riflessione è tratta da un servizio di Marco Oteri, una visione notturna di Reggio, dei tempi delle notti bianche, delle sfilate costosissime di attricette scosciate, tronisti, sotto la regia d’un personaggio che in questi mesi abbiamo imparato a conoscere, dopo che è scoppiato lo scandalo delle cosiddette “notti di Arcore”, e cioè l’ineffabile ex parrucchiere Lele Mora, aspirante a un seggio in Parlamento.
La Fallara, e certamente non a sua insaputa, le mani su questa sfortunata città era riuscita a metterle, assieme a quelle altrettanto rapaci dei suoi compagni di cordata, dei politici “padroni” dei partiti, dei professionisti del voltagabbana, gente che, dalla sera alla mattina, fa il salto da destra a sinistra, passando per il centro, a vederli, purtroppo spesso, sugli schermi di emittenti locali, viene un senso di nausea.
La gente ci chiede perchè c’è tanta paura di indagare su come è stata amministrata Reggio, di “leggere” seriamente il bilancio d’un Comune che viene definito addirittura virtuoso, ma che non riesce a far fronte neppure a minime incombenze finanziarie.
Certamente, Orsola Fallara s’è portata nella tomba tanti segreti, s’è sacrificata per salvare chi, proteggendola,  aveva consentito a lei di guadagnare tanti soldi pubblici, ma anche di ottenere il consenso popolare a suon di migliaia di voti. L’arroganza del potere, le gigantografie, lo spazio smisurato anche a dichiarazioni che non sanno di niente, tutto ciò può non bastare se la verità, che cammina con i suoi piedi, verrà cercata e trovata e, in quel buco nero, finiranno in tanti.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

Lascia un commento