QUEL GIORNO DI PRIMAVERA NEL VALLONE DI ROVITO, COSI’ C’INSEGNAVANO AD AMARE LA PATRIA

Il sacrario dei fratelli Bandiera a Cosenza
La memoria, a una certa età, comincia a fare brutti scherzi: ricordi perfettamente avvenimenti che, magari, risalgono a molti anni fa, e dimentichi quelli più vicini. La ricordo come fosse oggi quella giornata di tanto tempo fa, una mattinata limpida di primavera.
Siamo usciti dalla scuola media di piazza Cappello, a Cosenza, noi della prima  classe, in fila per due, ordinati e silenziosi. L’insegnante di lettere, non mi sovviene il nome (pazienza!) ci ha fatto una sorpresa: oggi, aveva annunciato, la lezione di storia la facciamo fuori, andiamo al vallone di Rovito, dove furono fucilati due patrioti dei quali vi parlerò. 
Si va a piedi, il tragitto non è lungo, ognuno di noi si chiede cosa la severissima prof s’è inventata, magari vorrà interrogarci pure. Sono il più piccolo della classe, vengo da Rieti, dove ho fatto le elementari, poi mio padre, militare di carriera, è stato trasferito a Cosenza, dalle suore del Bambin Gesù della città natale mi hanno fatto “saltare” la quarta e quindi ho fatto la licenza elementare un anno prima.
All’improvviso, in una piccola vallata, con grossi alberi di castagno, una croce di marmo, mazzi di fiori, un cancello, lì, nel 1844, spiega la professoressa mentre tutti l’osserviamo naso all’insù, due fratelli, Attilio ed Emilio Bandiera, veneziani, ufficiali della marina austriaca, furono fucilati dalle milizie borboniche.
Quanta emozione, mentre ci avviciniamo a quella che c’era sembrata la tomba di questi due eroi, ma non è così, la nostra guida (che splendida insegnante era, ce ne fossero al giorno d’oggi) spiega che i corpi, dopo un periodo in cui furono seppelliti in chiesa, sono stati portati nella loro città.
Ci accovacciamo per terra, quaderni aperti, ognuno prende appunti, la leggenda di questi patrioti caduti perchè credevano di poter battere gli invasori ha riempito a lungo i miei sogni di ragazzino, la fantasia galoppa, a casa scrivo il resoconto di questa giornata: senza accorgermene, sto facendo il primo lavoro per quello che diventerà il mio mestiere.
Il vento sferzava le chiome degli alberi, piegati quasi volessero proteggere quel luogo a me apparso sacro: dietro la morte violenta dei fratelli Bandiera e di altri loro compagni d’avventura, c’era stato un tradimento, una cosa ignobile, indegna di chi vuol vivere cristianamente nel rispetto delle idee altrui. Non fatelo mai nella vita, raccomandò la professoressa di lettere, la sua figura ogni tanto mi torna davanti agli occhi e la rivedo alta, i capelli raccolti sulla nuca, mentre ci invita ad improvvisare, sull’atlante geografico, un viaggio che ci piacerebbe fare.
La scuola, ai miei tempi, educava per prima cosa le coscienze, impartiva il sapere, formava ragazzi e adolescenti perchè potessero affrontare la vita senza timori, amando la famiglia e la Patria. Sono giorni, questi, in cui certi valori vengono “ripescati”, salvo essere accantonati non appena finita la festa. Ai miei figli ho sempre chiesto, ovunque si trovassero, per studio o per lavoro, di sentirsi sempre orgogliosi d’essere italiani.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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