SEGUIAMO L’INVITO DI RADIOSEI, I GIOVANI DEVONO AMARE LA BANDIERA E L’INNO NAZIONALE

C’è una radio romana che seguo spesso, come i miei affezionati lettori sanno: è Radiosei, il regno di Gianni Elsner, attore, ex deputato radicale, popolarissimo nella Capitale, a più di un anno dalla sua prematura scomparsa ancora lo ricordano, è nata una Fondazione, si organizzano spettacoli in sua memoria.
E’ la radio ufficiale dei tifosi laziali ed io che sono sull’altra sponda del Tevere, quella giallorossa, la amo ugualmente, per il ruolo che svolge nella città eterna, per i temi sociali che affronta, per la simpatia degli “allievi” di Elsner che ne continuano l’opera.
In questi giorni, uno dei conduttori più noti, Francesco Troncarelli, grande esperto di musica, sta portando avanti un’iniziativa a sfondo, diciamo così, patriottico. Visto che nel nostro Paese, specie tra i giovani, si sta perdendo il senso dell’italianità, lo spirito di bandiera che altri popoli hanno, al punto che sono in molti a non conoscere l’inno nazionale, Troncarelli ha pensato bene di organizzare un programma, nell’ambito di “Te lo faccio vedere chi sono io”, che era il cavallo di battaglia del compianto Elsner.
Vengono mandate in onda canzoni che nel testo contengono la parola Italia: e debbo riconoscere che, l’altra notte, ascoltando la replica del programma, mi sono commosso nel sentire Mino Reitano urlare tutto il suo amore per la Patria con la canzone, scritta per lui da Umberto Balsamo, che porta proprio il titolo “Italia”.
Il conduttore ha tracciato un ritratto di Mino davvero pregevole, rivalutandone alla grande le doti artistiche e sottolineando come spesso il cantante calabrese non sia stato adeguatamente ricompensato da pubblico e critica.
Tutti ricorderanno la memorabile serata a “Porta a Porta” e il duetto con un giovane Umberto Bossi, stonatissimo, ogni tanto, in questi giorni, qualche tv l’ha riproposto, il giusto omaggio a Mino che, oltre ad “Italia”, ha portato al successo in tutto il mondo altre splendide canzoni.
In questi momenti difficili, per tutti noi, un richiamo al senso dello Stato ci sembra quantomai opportuno, mettiamo la bandiera tricolore, per la quale in tanti hanno versato e continuano a farlo, il sangue, alle nostre finestre, in famiglia e nelle scuole invitiamo figli e scolari ad imparare l’inno nazionale, il nostro, checchè se ne dica, è molto bello, Mameli era poco più che ventenne quando lo scrisse.
Dimentico d’essere romanista quando ascolto Radiosei e mi sento anche ancor più orgoglioso d’essere italiano.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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