PINO MICHIENZI, L’ATTORE CHE NON AVEVA MAI VOLUTO ABBANDONARE LA SUA TERRA

Pino Michienzi con il regista Franco Zeffirelli
Pino Michienzi, l’attore catanzarese immaturamente scomparso, non aveva mai voluto distaccarsi dalla sua terra e dalla sua città, alla quale era legatissimo, e dove la morte lo ha colto di sorpresa, un’uscita di scena come forse lui avrebbe sempre desiderato.
Pino lo avevo conosciuto molti anni fa, a Catanzaro, dove mi trovavo per motivi di lavoro: era amico di famiglia di mia zia Rosa, sorella di mio padre che, avendo sposato un catanzarese, viveva nella città dei tre colli da tanti anni. I genitori di Michienzi erano insegnanti, colleghi di zia, i rapporti tra le due famiglie, in particolare tra mia cugina Rita e l’allora giovane attore che s’affacciava alla ribalta nazionale, fraterni.
Attore drammatico, classico, riusciva anche ad interpretare personaggi diversi, era amato dai giovani che incontrava spesso negli spettacoli che allestiva per le scuole.
Lo ha ricordato l’attuale sindaco di Catanzaro, Rosario Olivo che, quando era nella giunta regionale, di cui fu anche presidente, valorizzò i progetti teatrali per le scuole che Pino Michienzi proponeva, ed era sempre un successo.
Sono state tantissime, in queste ore, le manifestazioni di cordoglio, da ogni parte d’Italia: Catanzaro ha perso uno dei suoi figli che ha dato lustro, con l’arte teatrale, ad una terra che purtroppo, da qualche tempo, non esprime più talenti, se non casi isolati, in tutte le discipline, dalla pittura al giornalismo, dalla letteratura alle professioni.
Per Pino sarebbe stato facile, come hanno fatto altri, recidere ogni legame con Catanzaro e la Calabria, andando altrove a cercare consensi e anche guadagni, ma ha voluto, fino a quando, repentina, su di lui s’è abbattuta la falce della signora in nero, restare quaggiù, vivendo i contrasti e le contraddizioni d’una società che paga il prezzo altissimo di anni di incuria e di distanza da Roma, dai centri della politica e del potere.
Per questo, da oggi, i calabresi si sentono ancora più poveri. Adesso, Pino Michienzi cambia palcoscenico, invece delle tavole calpesterà le nuvole, e siamo certi che saranno in tanti ad ascoltarlo.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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