UN APPELLO AGLI INSEGNANTI: FATE LEGGERE “CUORE” AGLI SCOLARI

EDMONDO DE AMICIS
Leggo da tantissimi anni (ne possiedo l’intera collezione) il mensile “Prima Comunicazione” diretto da Umberto Brunetti, che viene considerato, negli ambienti giornalistico-editoriali, un vero e proprio Vangelo, in quanto ad attendibilità delle notizie ed alla serietà con la quale vengono affrontati i problemi del mondo dell’informazione.
Tra le rubriche fisse (c’era anche quella del compianto Pietro Calabrese) ce n’è una curata da Carlo Rossella “l’internauta pallido” e ci giurerei che è stato Brunetti a coniare questa definizione, che in prevalenza si occupa d’informazione estera. Stavolta, l’elegantissimo Carlo, che mi capita spesso d’incontrare in centro a Roma, con la sua aria da dandy un pò stagionato ma ancora affascinante, si è fatto trasportare sull’onda dei ricordi d’infanzia, nel vedere tra gli scaffali della Feltrinelli a Fiumicino, una nuova edizione del “Cuore” di Edmondo De Amicis.
Rossella ha riavvolto il nastro della memoria ed è tornato agli anni Cinquanta quando frequentava la quarta elementare in un paesino del Cremonese, di cui è originario. Ha rivisto la maestra che, spiegando ai bambini la storia, s’infervorava raccontando le imprese dei garibaldini, gli atti eroici della prima guerra mondiale. Anch’io, ahimè, appartengo a quella generazione e, come accadeva a Rossella, ero costretto a mandare a memoria il famoso bollettino della vittoria del generale Armando Diaz.
In quel tempo, in classe, era di rigore la lettura del libro “Cuore”, il capolavoro deamicisiano veniva usato, e dovrebbe essere usato anche al giorno d’oggi, per educare gli scolari ad essere bravi a scuola, educati in famiglia e fuori, in futuro cittadini.
Bene, ho voluto fare anch’io come ha fatto Carlo Rossella: “Cuore” l’ho ricomprato (dalle librerie di casa è sparito) e ho preso a rileggerlo. Era il 1881, vent’anni circa dopo la proclamazione del Regno, quando De Amicis diede vita ai vari De Rossi, Garrone il gigante buono, Franti, il cattivo, Precossi, Nobis, Stardi, Coretti, Votini, compagni del protagonista del romanzo, Enrico.
Rossella ha avuto nel maestro Perboni il personaggio che allora lo attrasse, io ero commosso dalla figura di Precossi, ma ritrovavo nelle famiglie di alcuni di quei miei coetanei i valori che nella mia famiglia erano a base dell’educazione che i miei genitori cercavano di dare a me e mio fratello.
Carlo Rossella ricorda il tempo in cui si ringraziava, si chiedeva permesso, si dava il passo alle signore, si aiutavano i vecchi, non si urlava, le famiglie erano unite e solidali.
La lettura del “Cuore”, e sono perfettamente d’accordo col collega (lui permetterà) Rossella, dovrebbe essere inserita come obbligatoria alle elementari specialmente nell’anno in cui si celebra il centocinquantenario dell’unità d’Italia. Dubito anch’io che possa accadere. Quel mondo raccontato da De Amicis non c’è più.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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