DON ITALO CALABRO’ IL PRETE DEGLI UMILI: C’E’ CHI LO VORREBBE BEATO

Ci sono persone destinate a lasciare segni importanti ed a essere ricordate dopo la loro scomparsa, anche anni dopo. Nella città poco propensa ad esaltare i suoi figli, siano essi personaggi di spicco, nella politica, nell’arte, nella cultura, confermando il detto latino “nemo propheta in patria”, fa eccezione un uomo di Chiesa, un umile parroco che sembra uscito dalla penna del grande scrittore francese George Bernanos, autore de “Il diario di un curato di campagna”.
Stiamo parlando di don Italo Calabrò, indimenticabile vicario vescovile che, fino all’ultimo, prima di essere stroncato dal male, non volle abbandonare il suo piccolo gregge d’anime nel paesino sulla collina. Il suo nome resta legato ad innumerevoli iniziative caritatevoli, a favore dei giovani e dei più deboli, degli ammalati e dei carcerati. A differenza dell’abate immortalato da Bernanos, figura tormentata, in cui l’anelito al bene si scontra con la coscienza del male e l’intricato labirinto delle passioni umane, don Italo pose al centro della sua azione pastorale  “fare il bene” non come dovere, ma interpretando i principi evangelici con schiettezza e semplicità.
Recentemente a Calabrò è stato dedicato un volume rievocativo della sua esistenza, che ne tratteggia la figura senza eccessive sbavature, ma illustrandone i lati davvero magici che lo accompagnarono nell’esercizio del ministero sacerdotale.
Don Italo fu per anni punto di riferimento per generazioni di reggini, guida sagace per i giovani che si raccolsero attorno al movimento Agape da lui fondato, ma fu anche impegnato nel sociale senza risparmio di energie, la sua porta era sempre aperta, non c’era amministratore, di qualsiasi ideologia, che non gli chiedesse consiglio. Spesso qualcuno, da me chiamato al telefono, per motivi professionali, mi scambiava con lui, il tono della voce, l’inflessione, mi assicuravano, era simile. Non ne ho mai provato fastidio e una volta, in una delle tante occasioni in cui capitò d’incontrarci, glielo rivelai, ricordo ancora il suo sorriso e l’affettuosa stretta di mano.
Quando la città, per anni, insanguinata da una feroce guerra di mafia, attraversò uno dei momenti più bui della sua storia, non esitò a mettersi in mezzo tra le famiglie contendenti, convincendo le donne ad assistere ad una indimenticabile funzione in Cattedrale, l’una accanto all’altra, anche se i loro mariti, i loro congiunti, avevano sparso sangue e terrore, tanta gente era morta per nulla.
Qualcuno ha timore anche di sussurrarlo, ma è chiaro che chi lo ha conosciuto, e non solo quelli che hanno avuto questo privilegio, auspica una decisione delle autorità ecclesiastiche, l’avvio del processo di beatificazione. Lungi da noi precorrere i tempi, inducendo a frettolose anticipazioni, forse anche dannose, ma conserviamo nel cuore una speranza, che potrebbe tramutarsi in realtà. Don Italo non sarà dimenticato, la sua luce ancora risplende sulla città e i suoi figli che tanto amò.

 

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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