TUTTO SOMMATO PREFERISCO IL BUNGA BUNGA ALLE BUGIE DI GIANFRANCO FINI

Villa Certosa, la residenza sarda di Silvio Berlusconi
Sono i giorni del ricordo di chi ci ha preceduto nel viaggio senza ritorno, momenti di preghiera e riflessione sulla caducità dell’uomo, mi tornano in mente i versi del grande Ungaretti “stiamo come le foglie sugli alberi d’autunno”.
Sono i giorni dell’acuirsi della crisi politica, del duello quotidiano tra il premier Berlusconi e Gianfranco (o Gianfregnone, come ama definirlo Dagospia) Fini, la corsa a chi arriva per primo a staccare la spina a un annaspante Governo alle prese con una crisi globale che sta creando seri problemi anche agli Usa, con Obama pronto a diventare, come si dice da quelle parti, un presidente “azzoppato” dopo le elezioni di metà mandato.
Una cosa è certa: aprire una crisi di governo in questo momento sarebbe quanto di più deleterio, probabilmente daremmo il colpo fatale ad un Paese che attraversa uno dei momenti più difficili dal dopoguerra in poi. Chiunque se ne assume la responsabilità deve rendersi conto che potrebbe favorire il disegno eversivo di chi vorrebbe approfittare per far rinascere i movimenti terroristici dei cosiddetti anni di piombo.
E’ vero: tra il Bunga Bunga, i festini a luci rosse, le gravi ingenuità commesse nel caso della giovanissima marocchina Ruby, la gente è disorientata, l’immagine dell’Italia all’estero appare sporcata, la credibilità del premier, ad onta dei sondaggi più o meno affidabili, segna un netto calo. Berlusconi cercherà il colpo d’ala, la mossa a sopresa per recuperare la fiducia popolare, ma con le finanze che Tremonti può mettergli a disposizione c’è poco da fare. Senza soldi nessun regalo agli italiani è possibile, neppure quello, che sarebbe assai gradito, della detassazione, anche se non totale, delle attese tredicesime.
Non voglio certo iscrivermi nell’elenco già numeroso di coloro che fanno i difensori ad oltranza del nostro presidente donnaiolo, anche se ritengo fondamentale il diritto di ognuno di noi, entro le mura domestiche, di disporre a piacimento della sua privacy.
Questo vale per i cittadini comuni, per chi ha la responsabilità di guidare il Paese, ma anche per i parlamentari, i presidenti di Regione, di Province, i sindaci, di tutti i politici in genere, la cosa è diversa.
Comunque, miei affezionati lettori, io la penso così: preferisco decisamente il Bunga Bunga alle bugie del presidente della Camera, col suo moralismo un tanto al chilo, come avrebbe detto Enzo Biagi. 
Sono giorni tristi, questi, per chi ricorda i cari scomparsi, e per chi si preoccupa del destino di figli e nipoti: L’Italietta di Giolitti era piccola, ma seria nei comportamenti di chi la governava, capaci di farla risorgere dopo una guerra terribile seguita al famigerato Ventennio.  

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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