DA REGGIO ALLA FERRARI, COSI’ MAURO APICELLA HA REALIZZATO UN SOGNO

Mauro Apicella in tenuta Ferrari
I reggini appassionati di automobilismo, in particolare i ferraristi, l’hanno scoperto leggendo il magazine del Ferrari Club, una splendida rivista diretta da Alessandro Giudice, che è il diario delle attività che l’azienda di Maranello svolge in Italia e all’estero.
Scorrendo le pagine patinate de “Il club” hanno appreso che ci sono due giovani, Ilaria Maraviglia, e Mauro Apicella, definiti gli angeli custodi per l’attività che svolgono all’interno del club di appassionati della “rossa”.
Mauro Apicella è nato a Reggio Calabria, ma ha sempre saputo, come lui stesso racconta nella ricca intervista che l’organo ufficiale del Club gli ha riservato, che il suo futuro sarebbe stato lontano da quello che D’Annunzio definì “il più bel chilometro d’Italia”, il lungomare che s’affaccia sui colori intensi dello Stretto.
Mauro, una volta diplomatosi nella città d’origine, si trasferisce a Milano e s’iscrive allo IULM, l’istituto universitario per le lingue e la comunicazione.
Durante la pausa estiva del primo anno, vola a Londra dove comincia a pensare ad un’esperienza di studio all’estero: nel frattempo, fa le sue prime esperienze lavorative, tra le quali quella di tutor per il servizio orientamento all’università, arbitro di calcio e basket, stage all’agenzia Probeat. Quindi, con il progetto Erasmus a Madrid: al rientro in Italia, sceglie l’argomento della tesi di laurea “la comunicazione non istituzionale della Ferrari”.
La sua avventura comincia sotto Natale del 2005, quando mette piede nel Club Ferrari prima con uno stage e qualche mese dopo, conseguita la laurea, con un rapporto di lavoro. Ma vediamo come Mauro Apicella lo racconta: “Per me la Ferrari rappresentava un sogno, tanto che i primi ricordi legati al Cavallino risalgono all’età di 3-4 anni quando, assieme a mio padre Renato (avvocato, funzionario d’un importante istituto di credito) seguivo i Gran Premi di Formula 1 davanti alla tv e lui mi spiegava che dovevo tifare per la macchina rossa. Più che un futuro in Ferrari, mi piacerebbe un giorno averne una, l’evoluzione di un sogno di quando ero bambino”.
Mauro torna ogni tanto a Reggio, è legatissimo a papà Renato e mamma Caterina, rivede gli amici degli anni dell’adolescenza, lo tempestano di domande sul “mondo” della Ferrari, quanto si guadagna, cosa si prova a guidarne  una, quanto sono alti i piloti dal vivo, come si sta a Maranello.
Indossando la classica tuta rossa, Mauro Apicella gira l’Italia, assieme agli altri colleghi, per promuovere la Ferrari, sono manifestazioni che rimangono fisse nella memoria, come la prima cui partecipò a poche ore dalla laurea, a Genova.
Un ragazzo del Sud, come tanti che scelgono l’emigrazione intellettuale forzata: Mauro Apicella ce l’ha fatta a coronare un sogno, con tutto l’orgoglio di essere calabrese e reggino.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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