ARRIVA L’ESERCITO, REGGIO DIVENTA CITTA’ SUDAMERICANA AVVOLTA DA UNA NEBBIA GRIGIA

Uno scirocco impietoso fa calare sulla città una nebbia sottile, fastidiosa, l’umidità la senti nelle ossa. Ma c’è anche un’altra nebbia che avvolge la politica, l’informazione, la giustizia, tra polemiche roventi, accuse “sparate” in diretta tv, querele minacciate e che, forse, non verranno mai presentate. Un momentaccio, mentre nuovi scenari sembrano sul punto di aprirsi nel lavoro che i magistrati inquirenti stanno svolgendo, per assestare colpi decisivi alla piovra mafiosa.
Ci sono fatti, circostanze, avvenimenti, contatti e parentele, che, come sostenne per la prima volta in un’ordinanza che ha fatto epoca nella storia giudiziaria non solo reggina, il magistrato Agostino Cordova, “fanno parte del notorio”, specialmente in una città di provincia che tale è rimasta, nonostante il grado di “metropolitana”.
Sono di dominio pubblico, pertanto, amicizie, relazioni anche extra coniugali, iscrizioni a logge massoniche o a club service che le fanno da anticamera, i soliti personaggi che stazionano in permanenza nelle anticamere dei potenti di turno in attesa della prebenda di sottogoverno. Per cui, ti ritrovi magari un geometra che si occupa di sanità, un ferroviere che s’improvvisa manager, cosiddetti figli d’arte che, non sapendo nella vita cosa fare, diventano giornalisti e scavalcano quelli che magari le qualità ce l’hanno, ma non le “spinte”.
Una nebbia fitta, grigia, che non sarà facile spazzare via col vento pulito della legalità, della meritocrazia, del riconoscimento delle qualità che in tanti possiedono, ma che sono costretti a trasferire altrove, se vogliono campare.
Si parla tanto, se ne parla da mesi, degli sviluppi che recenti inchieste della Procura potrebbero avere, all’esito di indagini sui contatti, non solo telefonici, tra esponenti dei clan che controllano il territorio e rappresentanti del mondo politico, imprenditoriale e, purtroppo, anche istituzionale. Fa parte del notorio, per dirla ancora con l’ex procuratore capo di Napoli che istruì agli inizi degli anni ’80 il primo processo alla ‘ndrangheta con una sessantina d’imputati, che le collusioni c’erano allora e ci sono tuttora. E portarle alla luce non dovrebbe essere tanto difficile.
Intanto, arriverà l’esercito, lo Stato mostra la faccia dura, li vedremo i nostri baldi giovani non più di leva, fare la guardia agli obiettivi cosiddetti “sensibili”, si dice che così la gente si sentirà più tranquilla, poco importa se Reggio ci sembrerà una città sudamericana ai tempi delle varie dittature.
La nebbia grigia imperversa, ma dopo quello che è successo l’altra sera a piazza Duomo, c’è la concreta speranza che stia arrivando il vento della speranza, che qualcosa possa cambiare, e non basteranno le querele per mettere a tacere i colleghi scomodi o troppo curiosi. Io già lo sento arrivare, questo vento di verità.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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