QUANDO LA LOCANDINA E’ INGANNEVOLE, OVVERO, COME TI FREGO IL LETTORE

Un gruppo di arrestati del clan Tegano, tra cui Moio
Non è mio costume criticare il lavoro che fanno i colleghi delle cronache locali, anche perchè, avendolo fatto per tantissimi anni, so benissimo che l’errore può sempre essere in agguato. A volte sono tentato di riportare sul mio blog le autentiche castronerie che quotidianamente appaiono, anche sul giornale che una volta era leader su piazza, ma conoscendo bene i “produttori”, preferisco evitarlo, i lettori sanno giudicare da soli e, per fortuna, il mercato offre altre alternative.
Quello di cui oggi voglio parlare, però, non si riferisce a qualcuna delle “perle” linguistico-sintattico-grammaticali che ci vengono offerte senza risparmio, senza parlare della sagra delle ovvietà che si può ammirare (si fa per dire) scorrendo i titoli.
Arrivando stamane in edicola, sempre la solita, quando sono a Reggio, gestita da persone gentili e competenti, sono stato attirato dalla locandina del Quotidiano della Calabria, ormai sempre più “napoletanizzato” con la direzione di Matteo Cosenza. Come si sa, la locandina è detta anche “allodola” e serve ad incuriosire il potenziale acquirente con un argomento interessante. E certamente interessantissimo sarà apparso, a chi segue, per antico vizio, come me, per mera curiosità altri, le cronache giudiziarie, il richiamo ai “verbali” dell’ultimo arrivato nella schiera dei collaboratori di giustizia, tale Roberto Moio, nipote acquisito del boss Giovanni Tegano.
Ma la sorpresa era dietro l’angolo: all’interno c’era, sì, un articolo sulle deposizioni che questo pentito-sprint (dopo nemmeno 24 ore s’è consegnato ai magistrati, la cosa m’insospettisce alquanto) starebbe dettando ai solerti verbalizzatori della Procura. Un articolo che ricostruiva la vicenda di Roberto Moio e del suo “travaglio” nella cella del carcere, fino alla decisione lampo di vuotare il sacco sulle malefatte della famiglia di cui per tanti anni ha fatto parte, c’era.
Nulla di nulla però che facesse riferimento a verbalizzazioni depositate (non sarebbe ancora possibile, del resto, ci sono sei mesi di tempo per raccoglierle) ma soltanto un pezzo, come si suol dire, di maniera, niente di sconvolgente per il lettore, fregato dalla locandina-trappola.
  Sono ben contento d’avere, con il mio euro, contribuito alla diffusione del Quotidiano, nel quale tra l’altro, anche se per breve tempo ho lavorato, ma non posso fare a meno di stigmatizzare l’iniziativa dei colleghi autori dello scoop fasullo. Siamo nel profondo Sud, è vero, ma sono finiti i tempi dei lettori allocchi, cui tutto potevi rifilare. Certe delusioni, alla fine, fanno perdere credibilità nell’informazione della nostra regione che già mostra gravi difetti, spesso prigioniera di lobby e d’una classe politica autoreferenziale e collusa. Colleghi del Quotidiano, non fatelo più, per piacere.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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