LA CHIUSURA DELL’ISTITUTO DE BLASI UN ALTRO SCHIAFFO ALLA CITTA’

Lamberti con l’ex direttore di Reggio Tv Giusva Branca e Beha
Non ho alcun motivo per assumere la difesa d’ufficio del dottor Eduardo Lamberti Castronuovo, i cui atteggiamenti possono anche non risultare simpatici ai suoi concittadini che, pure, in occasione di competizioni elettorali alle quali ha partecipato senza successo, lo hanno gratificato con migliaia di voti.
Del resto, è noto che ai reggini non piacciono quelli che, nella loro città, riescono ad emergere, a meno che non lo facciano “di ritorno” dopo aver ottenuto successi professionali altrove. Ma questo è un altro discorso, che in un certo senso mi riguarda anche personalmente, anche se me ne sono sempre fatto una ragione.
 Dopo averlo ascoltato oggi dai microfoni di Reggio Tv, l’emittente che Lamberti ha fatto nascere ormai una decina d’anni fa, e che ha finito, checchè se ne dica, con il conquistare la leadership dell’informazione via etere a Reggio, provincia, ed anche fuori regione, non posso fare a meno di elaborare il mio pensiero.
Quello che Lamberti ha lanciato mi è parso un appello sincero, anche se non credo alla resa, non mi sembra nel suo stile: nella voragine senza fondo della sanità calabrese, che, governo dopo governo, ha accumulato debiti spaventosi, rischia di finire l’istituto De Blasi, un centro diagnostico d’eccellenza, e lo dico per esperienza personale, che non ha nulla da invidiare a strutture simili a Roma, che pure conosco, e altrove.
Ma nel baratro rischia di finire anche un altro “gioiello” caro al medico-editore, che vi ha investito risorse personali, senza “aiutini” della classe politica locale, sempre più inquinata e autoreferenziale. Si tratta di Reggio Tv, che da qualche tempo trasmette da una sede di prestigio, nata tra mille difficoltà, presso Campo Calabro. Se la sventurata ipotesi d’una chiusura dell’istituto che Lamberti dirige, e che ne ha fatto un modello d’efficienza e autorevolezza scientifica, dovesse prendere corpo, sarebbe la città a prendersi un altro sonoro ceffone in pieno viso, non bastassero quelli degli ultimi tempi (vedi inchiesta de l’Espresso).
Ai reggini verrebbero preclusi due diritti sanciti dalla Costituzione repubblicana, quello alla salute e quello all’informazione, ultimo presidio d’una libertà che vede i suoi spazi sempre più ristretti.
Così facendo, si farebbe un grosso favore a chi, operando nelle testate quotidiane e televisive, sfrutta le  posizioni di potere, per sistemare figli e compari e ragazze di coscia lunga, per dirla con Giampaolo Pansa.
Ai lavoratori dell’istituto De Blasi la mia solidarietà più sentita, ai colleghi di Reggio Tv l’invito a mobilitarsi con tutte le forze, spegnere le luci in questo momento sarebbe fatale per il pluralismo e la stessa libertà di stampa.
Per quanto mi riguarda, anche stavolta, andrò a fare le mie analisi di routine nella magnifica struttura del dottor Lamberti Castronuovo, con o senza impegnativa, non m’importa. Con la speranza che chi finora ha fatto finta di non sentire, apra finalmente le orecchie e impedisca questa ennesima vergogna. 

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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