PIOVE FANGO SULLA CITTA’ MA NON E’ SOLO COLPA DELLA PIOGGIA

Piove fango sulla città, dalle colonne di un autorevole settimanale emblema di quella sinistra che Montanelli definiva radical chic, montagne di fango si formano in tutti i quartieri dopo un’ora di pioggia violentissima, un vero uragano, ma quello che succede dopo è un film già visto tante volte. L’incuria, la mancanza d’una rete di smaltimento delle acque burocraticamente definite meteoriche, l’assenza di manutenzione, lavori lasciati a metà, buche non coperte da anni, ed è il disastro.
Ma ai reggini è bastato avere le feste, le sfilate di veline e tronisti, le costosissime mostre allestite dall’assessoressa sempre sorridente (ma riusciremo veramente a liberarcene?) la politica fatta da pochi, sempre gli stessi, non importa se il partito è un altro.
Fango dall’Espresso, un servizio scritto da un reggino di nascita, figlio d’un collega col quale ho condiviso la nascita del Giornale di Calabria, ormai 38 anni fa, un articolo choc, è stato definito, per chi non conosce le vicende reggine, credo che il giovane collega, peraltro esperto di economia, si sia documentato seriamente, come è suo costume. Altrimenti, quelli della Scopelliti band, con tanto di fotografo onnipresente, non dovranno far altro che dare querela al prestigioso settimanale caro al grande editore Caracciolo.
Mi è tornato in mente, in questi giorni, un titolo del Quotidiano della Calabria di qualche anno fa, era un articolo firmato dall’allora direttore del giornale cosentino, Ennio Simeone, anche quella volta si parlava di fango, gettato a piene mani su Reggio, dopo che era stata scoperta una cricca nella sanità della quale, purtroppo, faceva parte anche un rappresentante della mia categoria, al tempo vicinissimo all’attuale governatore, si dividevano il sonno, si diceva. Poi è tutto cambiato, chissà perchè.
Stamattina ho “tradito” la mia parrocchia e sono andato a sentir messa alla chiesa di Sant’Elia, a Condera, il parroco è un amico, un prete moderno, coraggioso, don Nuccio Cannizzaro. Qualche giorno fa hanno dato fuoco all’asilo del quartiere, c’è stata solo qualche timida reazione, soltanto don Nuccio ha tuonato contro chi dovrebbe fare e non fa, anche ieri, all’omelia, ha denunciato senza timori come nessuno, sì proprio nessuno, dei sessanta genitori dei bambini frequentanti l’asilo, si sia fatto vivo, dopo l’attentato. Un silenzio agghiacciante, il povero parroco lasciato solo.
La vita continua in città, mentre ognuno s’arrangia come può, lo vedete nella foto scattata dai colleghi di Meteoweb, e cerca di liberarsi dal fango. Con un pò di buona volontà ci riuscirà, ma dell’altro fango a mezzo stampa chi ci libererà?.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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