MINATORI "SEPOLTI" IN CILE, UN DRAMMA CHE CI TOCCA DA VICINO

Il saluto di uno dei minatori intrappolati nella miniera
Dal ventre della terra le immagini riportano alla superficie i volti dei minatori cileni che, solo per un miracolo, sono rimasti vivi, dopo un crollo, a più di 700 metri sotto il livello del suolo. Mangiano, dormono, pregano, riescono persino ad ingannare il tempo giocando a carte o a dama, nel “refugio” dal quale sono riusciti, quando è stata calata fin laggiù una micro telecamera, a mandare il biglietto con la sbalorditiva notizia: “estamos bien”.
Il mondo segue con ansia la sorte di questi lavoratori che dovranno attendere ancora qualche mese, per essere tirati fuori da quel buco infernale: Noi calabresi siamo particolarmente colpiti dal dramma di questi uomini coraggiosi, nelle miniere del Belgio e della Germania ci sono centinaia di croci a ricordare il sacrificio degli emigranti, “carne venduta” partiti dalla Calabria per poter sfamare chi restava nei paesi assediati dalla miseria.
Attorno ai minatori del lontanissimo Cile sta crescendo la solidarietà, ognuno vorrebbe far qualcosa e anche qualche magnate locale (in questi Paesi due estremi si toccano, grandissima povertà e altrettanta ricchezza) si è mosso per finanziare i lavori necessari a scavare il tunnel della salvezza.
Intanto, amici, parenti, compagni di lavoro, passano le loro giornate davanti all’ingresso della miniera, accontentandosi di udire le voci che arrivano da là sotto, vedere immagini di facce allucinate, barbe incolte, le sonde riescono a far giungere loro acqua, medicinali, generi di conforto, la piccola luce attaccata al cavo che scende, metro dopo metro, per centinaia di metri, rappresenta la speranza di restare vivi e di rivedere la luce del giorno prima che arrivi Natale.
Ci sono calciatori cileni sparsi un pò in tutta Europa. molti  guadagnano cifre consistenti: perchè non chiedere loro di raccogliere somme da destinare agli sfortunati compatrioti, tra cui anche un ex giocatore, seppelliti nella miniera e con un salario da fame?. L’attesa sarà ancora lunga, nel cuore della terra, ma adesso è il mondo intero che spera e prega perchè questi uomini dati per sepolti tornino alla vita, senza però più riprendere a scendere nelle viscere della montagna che nasconde ricchezze che loro non vedranno mai. 

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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