IL CASO GUARINO, COME UN CRONISTA PUO’ FINIRE IN GALERA

gianluigi guarino
La persona che vedete raffigurata nella foto in alto a destra si chiama Gianluigi Guarino, è un giornalista di Caserta. Sorride, anche se in questi giorni ha avuto poche occasioni per farlo: infatti, ha dovuto scontare 43 giorni di carcere per aver commesso reati di natura professionale, un cumulo di condanne per diffamazione, a seguito di querele fatte al giornale che lui dirigeva e che si riferivano anche ad articoli non scritti da lui, che però, secondo la legge sulla stampa, avrebbe dovuto controllare.
L’omesso controllo, infatti, viene punito e a fare il direttore, se non si ha la fortuna di essere “coperti” da assicurazioni e avere un parco avvocati di spicco, si rischia il carcere. Fortunatamente, ciò avviene molto di rado, le aziende editoriali si sono attrezzate e sottopongono determinati articoli o inchieste al parere dei legali, prima della pubblicazione.
Se sei una “firma” popolare, poi, in caso di incidenti di percorso, c’è pronta la mobilitazione dei politici amici. L’Ordine e il sindacato dei giornalisti, per la verità, nel caso del collega Guarino, hanno fatto sentire la loro voce, e se i giudici hanno rivisitato la posizione del giornalista sbattuto in cella, come un qualsiasi delinquente, lo si deve anche a loro.
I più esposti al rischio-querela con annessa richiesta di risarcimento danni sono i cronisti che si occupano di nera e giudiziaria, che devono difendersi, come è capitato a me personalmente, non tanto dalle ire dei capi bastone, ma di quei giudici che non consentono la benchè minima critica al loro operato, anche quando si rendono responsabili di gravi omissioni e reati dei quali, purtroppo, non risponderanno mai.
Da tempo si parla di modifiche alla legge del 1947 sui reati di stampa o a mezzo stampa, come dir si voglia, tutti, in occasioni di convegni, congressi, campagne elettorali, proclamano il diritto costituzionalmente sancito ad esprimere sotto ogni forma idee, opinioni, notizie anche scomode per i potenti.
Ce ne ricordiamo in occasione di episodi qual è quello dell’arresto di Guarino, o a fronte di richieste milionarie da parte di politici che non esitano, pur essendo iscritti all’albo dei giornalisti, ad offendere pubblicamente e minacciare colleghi.
La querela, spesso, è il mezzo per intimidire, bloccare il cronista coraggioso, condizionare la proprietà del giornale: a me è accaduto di essere querelato “in solitudine” senza coinvolgere il direttore responsabile che pure il servizio aveva controllato. Per mia fortuna, sono incappato in magistrati sereni, che non si sono fatti condizionare dalla presenza in aula di colleghi più “famosi”, ospiti di salotti e studi televisivi a getto continuo.
Altrimenti, come mi augurò una volta un legale della cosiddetta parte civile, mi avrebbero fatto seguire volentieri la sorte di Guarino.
Al collega casertano, dopo avergli fatto i complimenti per la riacquistata libertà, dico solo di non farsi intimorire dai “signori della querela” e proseguire il suo cammino di onesto e coraggioso giornalista.
  

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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