MORTE IN CORSIA E ASSURDA VIOLENZA, LA CALABRIA IN PRIMA PAGINA

La Calabria nuovamente in prima pagina, nei giorni di fine agosto con la gente ancora distratta, intenta a consumare gli ultimi spiccioli di vacanza. E ci torna, questa terra tanto bella quanto sventurata, per due episodi, uno di malasanità (tanto per cambiare) e l’altro di violenza, assurda e gratuita. La morte è arrivata in corsia ancora una volta in un ospedale, quello di Lamezia Terme, il grosso centro della provincia catanzarese che non nasconde le sue velleità di diventare Provincia, come se ce ne fossero poche, nel Paese. Eleonora Tripodi, di Santa Domenica di Ricadi, lungo la bellissima costa che da Vibo porta a Tropea, aveva solo 33 anni ed aveva partorito il terzo figlio, una bellissima bambina che purtroppo non conoscerà mai sua madre: la sua storia è simile a quella di altre vittime della sanità “malata” in Calabria, un terribile buco nei bilanci con rare oasi d’eccellenza nel deserto degli sprechi e delle inefficienze.
La sua giovane vita s’è spenta dopo una tragica odissea da una parte all’altra, fino alla tappa finale, quella che non consente il ritorno: ora tutti promettono inchieste ed ispezioni, scattano i messaggi di solidarità, una squallida passerella dei soliti politici che si preoccupano di avere, ancora una volta, un pò di spazio sui giornali, invece di andare a nascondersi.
La famiglia chiede giustizia, la magistratura apre il fascicolo d’indagine, ma forse ci vorranno anni, come è stato per Federica Monteleone (un altro caso che commosse l’Italia) perchè la giustizia, come si suol dire, faccia il suo corso.
Intanto, i mass media riportano l’attenzione, dandogli comunque il solito taglio in negativo (è la nostra vera disgrazia, questa) a questo nuovo caso e ne approfittano per collegarlo, anche se si tratta di cose completamente diverse, con il gravissimo episodio accaduto a Cosenza, dove l’autista di un bus, non si sa perchè, ha ritenuto di aggredire selvaggiamente un anziano, per poi lasciarlo come un sacco vuoto in mezzo alla strada, tra l’indifferenza dei passanti.
Una scena, che ripresa da una  telecamera di sorveglianza, riversata sui canali delle televisioni web, ha fatto inorridire ed ha mobilitato anche i sociologi in servizio permanente effettivo. Certamente, non è questa l’immagine della Calabria che vorremmo fosse proposta, proprio nel momento in cui si parla di rilancio del turismo e di “rivoluzione” nella sanità.
La Calabria nuovamente sulle prime pagine, mentre in ogni dove, anche nei paesi più sperduti, si fanno sagre e si danno premi, su improvvisate passerelle sfilano ragazze sculettanti alla ricerca d’un momento di gloria. Che tristezza!.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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