IL BLITZ AL LIDO "BANDAFALO’" TANTO RUMORE PER NULLA

La lettura del comunicato stampa col quale si annunciava l’avvenuta “vasta operazione” di controllo delle forze dell’ordine nei lidi della zona di Villa San Giovanni-Cannitello-Porticello, tra i luoghi più suggestivi di quel tratto di costa che prende il nome di Viola, per via del colore che il mare assume, in alcune ore del giorno, aveva destato in me qualche perplessità.
Mi era sembrato esagerato il tono, in rapporto alle scarne notizie che conteneva sui risultati del controllo, che avevano portato a nessun arresto, e solo al ritrovamento di due piccole dosi di “erba” con relativa segnalazione dei consumatori ai sensi di legge. Un eccessivo trionfalismo, che ha trovato eco un pò su tutti gli organi di stampa anche perchè il lido di cui ci si occupava, in particolare, è assai frequentato, da giovani e meno giovani, il “Bandafalò” il cui accesso è libero e gratuito. Paghi, a prezzi “normali” qualche bibita o il panino che consumi, cosa che, in altri posti considerati chic, sul lungomare di Reggio, certamente non avviene. Mi è capitato di sentire, da una radio privata, il “lamento” di chi era stato salassato solo per aver consumato un paio di birre.
Ieri, poi, la lettera a Strill, di una persona che era presente la sera del blitz tanto reclamizzato, e che giustamente il direttore Branca ha integralmente pubblicato. “Bandafalò” è opera di un gruppo di giovani che si recano personalmente in un Paese africano per realizzare opere di utilità sociale, investendo gli scarsi proventi dell’attività estiva, più i loro denari.
I militari hanno parlato di forte odore di cannabis nell’aria e di bottiglie di superalcolici sparse a “deturpare il paesaggio” (la Madonna!!! avrebbe detto Pozzetto) oltre che di mancato rispetto delle norme di sicurezza. Il lettore di Strill che s’è sentito in dovere di inviare via mail la sua riflessione, che mi sento di condividere, ha ricordato quello che in altri posti accade o che è accaduto in occasione di recenti concerti.
Prima di accanirsi sui ragazzi di “Bandafalò”, che non conosco personalmente, ma che ammiro per quello che fanno a favore dei  popoli del cosiddetto terzo mondo, cerchiamo di controllare meglio quei locali di divertimento gestiti, in forma diretta o indiretta, come hanno certificato recenti inchieste giudiziarie, dalle cosche della ‘ndrangheta che ne ricavano enormi utili.
Non è colpa dei giornali se ora si è aperta una polemica, ma un controllino prima di mettere in pagina “de plano”, come dicono quelli che parlano bene, le note stampa di polizia, carabinieri, eccetera eccetera, sarebbe più che opportuno, necessario. Si eviterebbero ingiuste criminalizzazioni ed a pagare non sarebbe solo “Bandafalò”.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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