GIUSEPPE E NICHOLAS, IL SACRIFICIO DELLA LORO VITA PER FAR NASCERE LA SPERANZA

Ferragosto non è certo il giorno più adatto per affrontare un argomento che tanta angoscia ha provocato in chi ha seguito la vicenda del piccolo Giuseppe Pontoriero, di Spilinga, nel Vibonese, il paese conosciuto come il regno della ‘nduia.
Giuseppe è rimasto vittima di un incidente stradale, uno dei tanti che ormai riempiono quasi quotidianamente le pagine di cronaca: i suoi genitori, con un gesto d’altruismo che non ha eguali, hanno deciso di donare tutti gli organi espiantabili. E così è stato, ancora una volta da una tragedia sconvolgente è nata la speranza per tante giovani vite, in Italia e anche all’estero.
Giuseppe continuerà a vivere in altri corpi, così come è stato, qualche anno fa, sempre nel Vibonese, per un ragazzino americano, ormai diventato un simbolo: Nicholas Green. Dormiva sul sedile posteriore dell’auto guidata dal padre, stavano visitando la Calabria, era una famigliola felice. Qualcuno, che solo dopo tanto tempo si decise, una volta diventato collaboratore di giustizia a confessare il crimine, sparò nel tentativo di bloccare l’auto e compiere una rapina. Purtroppo, Nicholas, colpito alla testa, morì dopo alcuni giorni di agonia.
Due storie diverse, nella loro natura, quelle di Giuseppe e Nicholas, tenute assieme, però, da un filo invisibile, quello della solidarietà umana che varca ogni confine. I genitori, spontaneamente, hanno deciso che il modo migliore di “restituire” alla vita il loro bambino  portato via da un iniquo destino, sarebbe stato quello della donazione degli organi.
Alla commozione per il modo in cui la giovanissima vita è stata spenta, si è aggiunta quella della notizia degli avvenuti trapianti i cui beneficiari, come è giusto, rimarranno anonimi, almeno per ora. Le sette persone che hanno avuto in dono gli organi di Nicholas Green io le ho conosciute, quando si presentarono a Messina nel corso della manifestazione organizzata dalla Fondazione Bonino-Pulejo, per raccogliere l’applauso d’una eccezionale platea e l’abbraccio di papà e mamma di quel bambino dal ciuffo biondo la cui foto potete ammirare a corredo di questo articolo.
 Giuseppe Pontoriero e Nicholas Green, due vite stroncate tragicamente, da cui però è germogliata la speranza per chi l’aveva ormai perduta. E’ questo uno dei miracoli che la vita ogni tanto ci regala e, anche nella giornata dedicata agli svaghi, alle gite, al divertimento, il pensiero non può che andare a due eroi bambini destinati ad incidere il loro nome nell’album eterno della storia.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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