FOTI ALLA RADIO PIANGE MISERIA, MA TANTO NON GLI CREDE NESSUNO

Mi ero riproposto da tempo di non occuparmi della Reggina, per evitare disturbi al fegato e di aggiungere qualche altro “personaggio” alla lista dei nemici. Ma dopo aver ascoltato, cosa che faccio assai volentieri quando sono nella mia città, la seguitissima trasmissione condotta dal tandem Gianni e Dario Baccillieri, su Radio Touring, pur frenando a stento il senso di nausea e non potendo sfogare in altro modo la rabbia, mi sono deciso a fare alcune considerazioni.

Lasciamo perdere l’ansia che provoca nell’ascoltatore il modo di esprimersi del presidentissimo, il number one, come lo chiamano i lecchini in servizio permanente effettivo, con le sue pause, l’intercalare che sembra il belato d’una pecora, il continuo pronunciare l’avverbio sicuramente.
Quello che mi ha lasciato sconcertato (e stavolta l’amico Baccillieri è stato fin troppo…tenero) è il convincimento espresso da Foti, secondo cui giocatori l’anno scorso, quando si sognava ad occhi aperti la A, gratificati da contratti robusti, ma nella norma, dovrebbero adesso rinunciare a centinaia di migliaia di euro e “accontentarsi”.
Il presidente factotum ha stabilito che oltre una certa cifra (gli ingaggi che vengono pagati, mi informa un amico procuratore, in prima divisione) la Reggina non può andare, pena il fallimento. E qui, tutti i giornalisti o presunti tali, alcuni al seguito della squadra in ritiro, ad intonare il coro: non ci sono soldi, devono accettare la decurtazione, altrimenti se ne devono andare.
Questi signori dimenticano che i contratti vanno onorati, checchè ne pensi Foti, e che la carriera di un calciatore non è quella di un commerciante: bisogna approfittare degli anni migliori, per assicurarsi il futuro. Insomma, la Reggina che vuole tornare in A vuole fare, come si suol dire, le nozze con i fichi secchi e Foti non trova di meglio che scaricare su altri le gravissime colpe che si porta dietro. E’ da tempo che non ne azzecca più una, certi discorsi alla radio, tirandola su argomenti che nulla hanno a che vedere con la reale situazione della società amaranto, lasciano il tempo che trova. I tifosi lo aspettano al varco. Sicuramente.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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