DIMISSIONI DI RAFFA, A PERDERE E’ SOLTANTO LA CITTA’

Qualcuno, ed io per primo, aveva creduto che la vicenda Raffa potesse concludersi diversamente, che magari all’ultimo istante qualcosa accadesse e si evitasse alla città un passo indietro che va contro la storia. Il sindaco facente funzioni è stato “dimissionato” dopo una riunione nello storico bar del teatro comunale dove, negli anni della prima repubblica, si “faceva” la politica locale.
Conosco Giuseppe Raffa da anni, sono un cittadino pellarese d’adozione avendo trascorso nel rione anni bellissimi e quando posso ci torno sempre con piacere. Il mio rapporto con il medico-politico risale alle sue prime esperienze nella Circoscrizione: ho avuto modo di apprezzarne la signorilità, la grande disponibilità verso la gente, non solo verso i suoi elettori, insomma la politica vissuta come missione.
Ho avuto occasione d’incontrarlo qualche giorno fa, la sera in cui nel salone dei lampadari si celebrava l’anniversario della rivolta per il capoluogo, sono stato portato nel suo studio dal collega Totò Latella, un altro pellarese amico sin dai tempi dell’adolescenza.
Raffa stava rilasciando un’intervista, con la solita pacatezza, sempre sorridente, niente lasciava presagire, o almeno non me ne sono accorto, la bufera che stava per abbattersi su di lui, i congiurati stavano affilando i pugnali.
Chi ci perde, in questa storia, è certamente la città: tutti, nessuno escluso, dicono di averne a cuore le sorti, ma poi sono pronti ad obbedire agli ordini del mammasantissima di turno. Ed è triste constatare come, a livello nazionale, pochissime voci si sono levate, una tra tutte quella di Angela Napoli.
Disturbare il manovratore, nella politica di questi tempi, può essere fatale anche per una persona per bene, seria, quale è senza dubbio Giuseppe Raffa. Sono convinto che, sotto qualsiasi bandiera il buon Peppe dovesse presentarsi, ammesso che abbia voglia di tornare sui banchi del consiglio comunale, saranno in molti a seguirlo.
Intanto, attendiamo, dopo la pausa agostana, gli sviluppi di un paio d’inchieste giudiziarie le cui avvisaglie si sono già intraviste, la nebbia su quella che viene chiamata la “zona grigia” potrebbe diradarsi. E, forse, capiremo perchè Raffa è stato invitato a togliere il disturbo.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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