LA ‘NDRANGHETA SI ADEGUA, IL CAPO DEI CAPI CON INCARICO A TERMINE

Continua sui mezzi d’informazione l’alluvione di servizi, corredati dalle “riflessioni” di presunti mafiologi in servizio permanente effettivo, dopo la maxi operazione contro la ‘ndrangheta lombardo-calabra che ha portato (in molti casi ri-portato) nelle patrie galere sempre più affollate centinaia di persone tra cui il vecchio capobastone rosarnese Oppedisano, indicato, addirittura come “il capo dei capi”.
A leggere l’elenco degli anziani ‘ndranghetisti messi in cella nonostante l’età avanzata consiglierebbe loro una più tranquilla permanenza in casa di riposo, si è avuta da subito la conferma del passo indietro fatto da quella che viene ritenuta in assoluto la consorteria criminale più pericolosa.
Dopo le guerre che hanno sconvolto la geografia delle cosche, con centinaia di vittime, dall’una e dall’altra parte, una volta raggiunta una faticosissima pace, grazie all’intervento dei cosiddetti patriarchi, e la conseguente rigida divisione dei territori, si è pensato che solo l’autorevolezza dei vecchi padrini ormai rassegnati alla pensione avrebbe potuto impedire rigurgiti di violenza e la ripresa delle ostilità.
Qualche omicidio, di tanto in tanto, c’è scappato, ma esso era stato preventivamente autorizzato dalla “commissione” che, s’è saputo ora, adesso si chiama “provincia” con una guida in carica solo per un biennio, eletta col consenso di tutti i capi dei locali di ‘ndrangheta sparsi in tutta Italia.
Le risultanze delle recenti indagini, facilitate dalle vere e proprie autoconfessioni dei vari personaggi intercettati, fotografati, filmati, catturati dalle microspie nelle loro a volte tragiche elucubrazioni, hanno permesso di verificare che quello che è sempre stato un rito della onorata società prima e della cosiddetta mafia delle scarpe lucide dopo, continua a ripetersi.
Ci riferiamo al summit di Polsi dove, in mezzo alle migliaia di fedeli che si recano a venerare la madonna della montagna, con tutto il contorno di balli, canti e grandi mangiate, si mescolano gli ‘ndranghetisti.
Ma stavolta, grazie ai moderni mezzi tecnici che, un tempo, poliziotti e carabinieri non avevano, si è potuto squarciare il velo su quanto, sotto gli alberi secolari, il “parlamento” delle ‘ndrine ha deciso, conferendo i gradi, tra cui quello di Crimine, un incarico a termine, il precariato ha preso piede anche tra la delinquenza associata.
Nonostante le connivenze, le fughe di notizie, gli “appoggi” della politica, il grande blizt che ai più anziani cronisti ha ricordato l’operazione del questore Carmelo Marzano, è andato a buon fine, solo qualche pesce è riuscito a scappare dalle maglie della rete.
Adesso si aspetta la “scossa” d’assestamento: la piovra è ferita, pronta a far ricrescere i tentacoli mozzati. I vecchi padrini non aprono bocca davanti ai giudici, sanno comunque che il tramonto, per loro, stavolta, sarà definitivo.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

Lascia un commento