IN ONORE DEL GRANDE TOM DIVENTO LAZIALE PER UNA SERA


Sono trascorsi più di trent’anni dalla scomparsa di Tommaso Maestrelli, indimenticabile allenatore di Reggina, Foggia e Lazio, ma sono ancora tantissimi gli sportivi, anche coloro che non l’hanno conosciuto, a ricordarlo con manifestazioni di grande affetto.
Una di queste, che da giorni movimenta l’ambiente sportivo romano, è la partita organizzata tra i giocatori che nel 1974, sotto la guida di Tom Maestrelli (così lo chiamavano tutti) si laurearono campioni d’Italia, e una rappresentativa di attori e politici.
Per l’occasione si sono riuniti i protagonisti di quella magnifica cavalcata: manca lui, il mister, che se n’è andato in una fredda serata d’inverno, stroncato da un brutto male, e mancano altri personaggi dello scudetto biancazzurro.
Non c’è Giorgione Chinaglia, a causa dei suoi problemi giudiziari, che lo tengono lontano dall’Italia, non ci sono Luciano Re Cecconi, morto tragicamente un paio di mesi dopo che Maestrelli ci aveva lasciati, e Mario Frustalupi, il “cervello” della squadra che impose su tutti i campi un gioco giudicato, per l’epoca, assai moderno.
In panchina, al Flaminio, i due gemelli Massimo e Maurizio Maestrelli, bambini quando il papà allenava a Reggio Calabria, conservo una foto con loro due, i biondissimi caschetti quasi a nascondergli il viso, in braccia a Carlo Mupo, uno degli “eroi” della Reggina promossa dopo un lungo purgatorio dalla C alla B e che, il primo anno, sfiorò la clamorosa doppia promozione.
La Lazio di Maestrelli era una squadra speciale, dove in campo undici giocatori che finita la partita se ne andavano senza salutarsi, divisi come erano in gruppetti anche politicamente distanti, quando l’arbitro dava il via si gettavano come il falco sulla preda, ed era spettacolo, un calcio che solo dopo tanti anni qualcuno ha definito “champagne”.
Giovane redattore sportivo della “Tribuna del Mezzogiorno”, assieme al “conte” Paolo Marra, seguivamo la Reggina, si può dire 24 ore su 24, allenamenti e ritiri inclusi.
Ho trovato qualche giorno fa, in occasione d’un trasloco, una bella foto in bianco e nero, scattata dal massaggiatore Cecè Catalano, durante il primo ritiro a Palmi, dopo la promozione. Sullo sfondo, i giocatori hanno tutti magliette diverse, si dormiva in una scuola, pranzo nel refettorio, nei nostri occhi c’è la gioia per un sogno che si è realizzato. Tommaso, da lassù, sarà felice di rivedere i suoi ragazzi della strepitosa annata del ’74 correre sul prato del Flaminio, e anch’io,per una notte, sarò laziale.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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