SANTORO LASCIA LA RAI, MA PER LUI LA CRISI NON ESISTE


“Ad essere perseguitati, ci si guadagna”.Questo il commento, un pò acido per la verità, di Bruno Vespa alla notizia della “separazione consensuale” milionaria di Michele Santoro dalla Rai.
Certamente, il Vespone nazionale non dovrebbe scandalizzarsi, visto quando guadagna ogni anno vendendo i suoi reportage “porta a porta”, ma se le cifre riportate dai giornali relative all’accordo che Santoro avrebbe raggiunto col direttore generale Masi sono veritiere, c’è da rimanere quantomeno sconcertati, nel momento in cui i morsi della crisi si fanno sempre più duri, tanto da costringere il Governo ad una “manovra” che si preannuncia terribile per le tasche dei malcapitati contribuenti, in special modo quelli a reddito fisso.
Se per togliersi dalle scatole Santoro e il suo “Annozero” la Rai ha deciso di sborsare una barca di soldi, proprio nel momento più nero per la stampa quotidiana e periodica e per l’editoria in genere, la cosa deve far riflettere e richiedere, a nostro modesto parere, una reazione a livello aziendale, degli organismi sindacali di categoria, di tutto il mondo dell’informazione.
Tantissimi soldi senza chiudere la porta definitivamente ad un personaggio scomodo, mentre decine, centinaia, di giornalisti lavorano per poche centinaia di euro, senza prospettive.
Porto la mia esperienza personale di commissario agli esami di Stato per il riconoscimento del titolo di giornalista professionista: tanti giovani colleghi, alcuni dei quali davvero dotati, ma senza “sponsor” politici o d’altro genere alle spalle, rischiano di non trovare spazio. Invece, basta essere figlio di, amante di, appartenente a determinate “cricche” (perdonateci l’uso del termine, ma è di attualità)per accomodarsi su comode poltrone, magari in quegli Enti dove gli sprechi tanto denunciati dal ministro Brunetta continuano.
Alla Regione Calabria, mi dicono, i nuovi starebbero facendo esattamente come i vecchi, forse anzi peggio, per quanto riguarda la comunicazione istituzionale. Ma tornando al caso Santoro, ai colleghi della Fnsi, dell’Usigrai, degli Ordini interessati, mi permetto di suggerire: non sarebbe il caso di fare uno sciopero ad hoc, magari assieme a quello per la legge sulle intercettazioni?.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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